Avanti popoli

Pino Pascali, Cannone (1968) - Foto di Claudio Abate
Pino Pascali, Cannone (1968) - Foto di Claudio Abate.

Se ci dovesse essere l’uso dell’arma nucleare, come conseguenza della crisi in Ucraina, la responsabilità non potrebbe che essere collettiva. Collettiva, cioè ascrivibile a una intera classe di governo mondiale che si scopre essere inadeguata, in maniera imbarazzante, a gestire il presente.

L’uomo del Kgb ha fatto esplodere, con l’invasione di un paese, l’angosciante inesistenza del diritto internazionale incapace di scongiurare il più banale tra gli atti di aggressione tra paesi. L’autoritarismo di Putin satura l’orizzonte tanto quanto la totale inerzia delle Nazioni Unite, che un ruolo non lo hanno mai potuto avere, altrimenti oltre all’invasione dell’Ucraina, non sarebbero state possibili nemmeno quelle Usa nel Medioriente dopo l’undici settembre, in quella mattanza bellica che, per colpire un gruppo di terroristi, invase paesi, rovesciò governi, rispose al terrore col terrore su larga scala.

È in questa oscena genealogia che va contestualizzato il discorso di Putin, di certo non calmierato dall’allerta nucleare paventata irresponsabilmente da Biden, pessimo presidente degli Stati Uniti, che sta, nel 2022, riuscendo nell’impresa oscena di far ridecollare la Nato (al posto dell’Onu) come espressione della propria supposta superpotenza.

Latita l’Unione Europea. Balbetta, aderisce alla visione americana, fa i conti con le sanzioni economiche imposte alla Russia come deterrente alla guerra: sappiamo tutti che si sono trasformate nel cappio al collo dei paesi membri, che, sullo scranno del suicida, già ci stavano grazie alla pandemia globale, o meglio al massacro del welfare che ha fatto del Covid l’evento nefasto che è stato. Una miseria globale. Un’oscenità senza confini. Questa è oggi la situazione geopolitica mondiale.

Possiamo puntare solo sul soggetto imprevisto: i popoli. Uniti in un internazionalismo di senso. Che possano ribellarsi alla mobilitazione generale di Putin così come all’invio delle armi nell’ottica atlantista. Che possano schierarsi contro i bilanci militari ponendo sul tavolo l’emergenza welfaristica mondiale: la povertà dilaga ovunque.

Popoli che rilancino un universale diritto all’esistenza. Popoli che tolgano dalle mani di questi irresponsabili il destino del mondo. Popoli che siano all’altezza di un futuro degno, che dichiarino guerra al modo in cui ci hanno ridotto.

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