Compagno padrone!

Un film di Susanna Nicchiarelli

Frame da Miss Marx di Susanna Nicchiarelli (2020) - Foto di Emanuela Scarpa
Frame da Miss Marx di Susanna Nicchiarelli (2020) - Foto di Emanuela Scarpa

Non possiamo usare la lavagna del bello e del brutto per parlare di Miss Marx, sorprendente lavoro di Susanna Nicchiarelli, Coppa Volpi a Venezia per l’interpretazione femminile. Come per il potente film dedicato all’ultimo anno della icona dei Velvet Underground, Nico, 1988, anche qui si indaga dentro la vita di una donna-astro, che reca nella sua biografia le stimmate delle contraddizioni di un pensiero politico che non riesce a fare lezione della differenza di genere, non riesce a farne trampolino interstellare verso un pensiero più profondo, più sagace. La sua operazione è senza nostalgia, senza elogio del passatismo, ha lo sguardo dell’altro per forma e per sostanza. Il tempo scorre in maniera irregolare, non una ricostruzione addormentata della vita di Eleanor, la protagonista e figlia di Karl Marx, ma un andamento a strappi che incornicia gli episodi più significativi ed umorali della vita di Eleanor e di quel periodo storico.

La vita privata non coincide con l’attivismo pubblico, come se quello spazio non riuscisse proprio a diventare trama del dibattito tra compagni. Il dramma non è mai né pubblico né privato, si mostra sempre nella sua fragilità e negli inciampi della vita stessa. Uno sviluppo disarmonico, tagli bruschi, sempre scanditi dal tempo dettato dall’incedere del passo sicuro di Eleanor che entra sfrontata nella fabbrica dove lavorano ragazzini di dieci anni e li guarda in faccia, facendo di carne il suo rifiuto contro le parole imbiancate dei sindacati che non riescono a sfuggire all’opportunismo del padrone. E guarda un po’ anche Eleanor si ritrova sola, come per tutti gli eretici che non sanno abitare nel chiaroscuro delle cose, ma che stagliano sulle cose l’evidenza luminosa del torto subito. Ed è sola anche nella sua storia di donna innamorata di Edward, uomo di poco spessore che ha dalla sua il metodo consumato degli uomini per i quali l’altro è sempre pretesa contro di sé e mai territorio di un comune. Non si appoggia questo lavoro sulla scelta scontata di fare un film in costume, anzi aggredisce il genere storico, stravolgendolo, con scelte espressive potenti.

La musica punk dei Dowtown Boys che arriva in modo dirompente nei momenti più narrativi della storia come a rompere uno schema, come un imprevisto nella logicità, le scenografie mai descrittive ma visionarie di Alessandro Vannucci e una fotografia non leccata e arrendevole ma definita nel colorare gli stati d’animo dei personaggi. Un gioco estetico che non è mai fine a se stesso ma che punta dritto alla verità della protagonista e di chi le gira attorno. Una sfida portata avanti con eleganza e con il furore di un pezzo punk. I’m ten years burning down the road, nowhere to run ain’t got nowhere to go, rifacimento di Born to U.S.A di Bruce Sprintgsteen, sembra urlare Eleanor, ma è un urlo che riporta lo spettatore ai giorni nostri, alle nostre responsabilità, ai nostri giorni difficili, in cui non c’è altra scelta che fare politica attraverso la lotta. Eleanor nelle sue cavalcate dentro le fabbriche, nei suoi comizi e nelle sue battaglie, finisce per guardare spesso in macchina, codice linguistico che rompe la quarta parete della messa in scena cinematografica e parla dritta al cuore e allo stomaco dello spettatore.

Un film morale mai moralistico, anche nella relazione tra Eleanor e Edward. Il partito socialista condanna le spese folli fatte da Edward per Eleanor, le cene nei migliori ristoranti, le stanze d’albergo piene di fiori. Ma il lusso non non è anche quello un diritto da strappare? Un sogno da inseguire nel combattere il sistema capitalistico? Ribaltare il paradigma ricchi e poveri, sembra dire Edward per diventare tutti ricchi.

Tutti giudicano male Edward perché ha dissipato l’eredità economica di Marx e di Engels, Eleanor non lo fa, non solo per amore ma perché sente in quei gesti cosi eleganti un altro sintomo di rivoluzione. Bellissimo il pezzo di commedia scritto proprio da Edward e recitato da Eleanor stessa durante una festa in un parco. La Storia in questo film ci parla come ci parlano gli occhi di Eleanor venendoci a trovare nell’intimo. Quegli occhi ci dicono che bisogna lottare per un mondo diverso, che lo sfruttamento delle donne e dei lavoratori è ancora feroce e l’orizzonte a cui tendiamo non può che essere un mondo più giusto in cui saremo veramente uguali. Con le nostre differenze.

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