Del modo di esistenza di Simondon

La riscoperta di un pensiero

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Henri Michaux, Untitled (1960)- Moma, New York.

Il 2021 ha offerto almeno due eventi editoriali importanti nel campo della filosofia, entrambi legati al pensiero di Gilbert Simondon: la prima traduzione italiana del testo che gli diede fama nel 1958, ossia Del modo di esistenza degli oggetti tecnici (per l’editore Orthotes, tradotto da Antonio Stefano Caridi, traduttore anche di un’importante raccolta di interventi di Simondon Sulla tecnica, sempre per Orthotes nel 2017), e la prima biografia filosofica Gilbert Simondon. Del modo di esistenza di un individuo scritta da Giovanni Carrozzini per i tipi dell’editore Castelvecchi. Quest’ultima ci consente di arginare una tendenza che proprio la pubblicazione del volume sugli oggetti tecnici potrebbe innescare e che caratterizza, in verità, un certo modo diffuso di rivolgersi al pensiero di Simondon: quello di concentrarsi su un solo aspetto del suo pensiero, perdendo di vista l’insieme.

In Italia, il pensiero del filosofo è stato, infatti, introdotto e spesso letto da una prospettiva parziale, che non ha permesso di accedere alla sua complessità e alla sua grande attualità, soprattutto in un tempo in cui alcuni filosofi vanno in televisione a parlare di cose a loro estranee solo qualche anno prima. Come ben emerge dalla biografia di Carrozzini, il genio di Simondon sta, invece, nel suo approccio enciclopedico e interdisciplinare, nel mettere insieme natura e tecnica, nel vedere l’individuo come un momento critico del collettivo e non come un suo opposto, nel sostenere l’individuazione come processo e non come un dato. Ci si individua (è il caso del vivente) sempre psichicamente «e» collettivamente. L’individuo, per Simondon, è sempre più che individuo, attraversato da potenziali trasformativi. Tutta da recuperare è, allora, la sua originale «allagmatica», la teoria generale delle trasformazioni, utile strumento per criticare la cultura come sistema di difesa contro le tecniche, che evolvono come ogni altro organismo.

Il pensiero di Simondon arriva sul mercato editoriale italiano nel 2001 con la meritoria traduzione de L’individuazione psichica e collettiva, grazie all’editore DeriveApprodi. Lo traduce Paolo Virno, che firma anche un’incisiva postfazione con una lettura fortemente politica del suo pensiero. L’individuazione psichica e collettiva non è, tuttavia, un’opera propriamente autonoma. Si tratta, infatti, principalmente della terza e della quarta parte della tesi principale di dottorato L’individuation à la lumière des notions de forme et d’information. Le prime due parti avevano già visto la luce, in Francia, nel 1964 in un testo dal titolo L’individu et sa genèse physico-biologique, presso l’editore Puf: un testo dedicato a processi chimici e biologici, con un’originale ripresa della teoria dell’informazione di Wiener. Nel 1958 era, invece, stata prontamente pubblicata la sua tesi complementare di dottorato Du mode d’existence des objets techniques, per l’editore Aubier, che contribuì in modo significativo a dargli notorietà e a fare di Simondon un riferimento nel campo della filosofia della tecnologia.

In Italia, nel 2001, arriva quindi solo una parte del pensiero di Simondon, che non va a completare (come invece accadde in Francia nel 1989, quando fu pubblicata L’Individuation psychique et collective, soprattutto per volere dalla moglie e nell’anno della morte di Simondon) la sua opera capitale e che viene letta come opera autonoma, con una forte connotazione politica. Per Virno, infatti, il «collettivo» di Simondon viene letto nel solco della propria grammatica della moltitudine, ossia nel solco del pensiero post-operaista più recente (Negri e Hardt, su tutti). Sempre in chiave prevalentemente politica è letto il pensiero simondoniano anche nelle prime monografie che vedono la luce, come quella di Andrea Bardin, Epistemologia e politica in Gilbert Simondon. Individuazione, tecnica e sistemi sociali, per l’editore FuoriRegistro nel 2010.

Ci sarebbe, quindi, a seconda del testo che prendiamo in considerazione (e la recente traduzione italiana de Du mode potrebbe amplificare questa tendenza), un Simondon politico, un Simondon filosofo della natura, un Simondon filosofo delle tecniche. Senza dimenticare i Simondon all’ombra delle riflessioni di Deleuze e Stiegler che hanno spesso marcato un debito verso i suoi concetti. Tutti questi «Simondon», presi separatamente, in funzione di specifiche declinazioni, non rendono giustizia al pensiero di un grande filosofo tutto da riscoprire.

La biografia di Carrozzini ha dunque, innanzitutto, il merito di darci «il modo di esistenza di un individuo», come recita il sottotitolo. Uno strumento utilissimo per orientarci nel pensiero, ma anche nell’esistenza del filosofo, che fu inoltre un singolare uomo di laboratorio. A Carrozzini dobbiamo, inoltre, non solo ben tre monografie (Gilbert Simondon. Per un’assiomatica dei saperi dall’«ontologia dell’individuo» alla filosofia della tecnologia, Manni 2006; Gilbert Simondon. Filosofo della mentalité technique, Mimesis 2011; Variazioni su Simondon, Castelvecchi 2020) che lo rendono il massimo studioso di Simondon in Italia, lontano da letture «parziali», ma soprattutto la monumentale traduzione (per l’editore Mimesis nel 2011, con una seconda edizione nel 2020) della sua intera tesi di dottorato, L’individuazione alla luce delle nozioni di forma e informazione, arricchita da ulteriori materiali, sul modello dell’edizione francese del 2005 e affiancata da un volume di commento storico-analitico dell’opera simondoniana. Opere che restituiscono bene la totalità di un pensiero che non ha ancora esaurito il suo potenziale.

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