Le messe nere di Michel Foucault

A proposito delle bullshit di Guy Sorman

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Il testo di Quentin Dubois e Vivian Petit — pubblicato su Lundi Matin, e già tradotto in inglese e spagnolo — è un’importante decostruzione delle recenti polemiche sollevate dalla bullshit di Guy Sorman sul presunto «pedo-satanismo» di Michel Foucault. Non limitandosi alla notizia ma andando alle radici di una simile accusa, quello dei due ricercatori francesi è, allo stesso tempo, un intervento sulla politica della cultura valido tanto per la Francia quanto per l’Italia. Da un lato, la cultura neoliberale non ha perso un minuto, dagli anni Ottanta, per attaccare il 1968 e i suoi pensatori (Michel Foucault, assieme a Gilles Deleuze, è uno dei bersagli privilegiati ma non l’unico), spesso fiancheggiata dagli intellettuali della sinistra «ufficiale» — esempio magistrale: Massimo Cacciari, Razionalità e Irrazionalità nella critica del Politico in Deleuze e Foucault, in «Aut Aut», 161/1977. Dall’altro lato, già a partire da metà anni Settanta, anche a sinistra, si è sviluppata una cultura del panpenalismo e della cultura giustizialista, che esercita un certo appeal, soprattutto in Italia, per quanto riguarda gli anni Sessanta e Settanta. Questi due processi, apparentemente estranei, hanno trovato una convergenza pericolosa, cristallizzata nella legittimità offerta anche da sinistra a questa polemica proveniente da ambienti conservatori e neoliberali e realizzata attraverso un cortocircuito giustizialista: se l’accusa comprende alcuni atti «abominevoli» (nella fattispecie, la pedofilia), allora essa è auto-legittimata e non ha bisogno di verifiche e fa automaticamente dell’accusato un «colpevole fino a prova contraria». [Marco Spagnuolo]

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In un suo recente dizionario di bullshit, un saggista franco-americano chiamato Guy Sorman, fino ad ora conosciuto per la sua apologia del neoliberalismo e per la sua difesa di Reagan, Thatcher e Pinochet, ha accusato Michel Foucault di aver violentato dei bambini di otto anni durante un soggiorno in Tunisia. Questa accusa è stata ripresa dal Sunday Times, seguito da diversi media e rilanciata sui social-network, senza che nessuno abbia chiesto precisazioni rispetto ai fatti descritti da questo strambo accusatore. Alcune verifiche, le smentite di testimoni diretti della vita di Foucault in Tunisia e delle sue relazioni con adolescenti, poi il rifiuto di Guy Sorman a rispondere alle testimonianze che smentiscono le sue accuse hanno presto portato a credere che si trattasse di una semplice calunnia lanciata da un autore reazionario in cerca di visibilità, ma sappiamo quale sia il destino di simili voci ai nostri giorni: senza alcun sospetto di prova diverso dalle vaghe dichiarazioni di Sorman, la notizia ha presto fatto il giro di internet. Questo articolo ritorna su tali accuse, sulle ragioni di credere che siano completamente false, sulla battaglia di Guy Sorman (contro l’eredità del ’68 e per una «rivoluzione conservatrice»), sul pensiero di Michel Foucault rispetto alla questione della sessualità e il suo rapporto con le leggi e, infine, sulla recente febbre mediatica e legislativa che permette allo Stato (in Francia) di normare sempre più la sessualità, nello specifico quella dei minori.

Confesso di averlo visto comprare dei bambini in Tunisia […]. Dava loro degli appuntamenti al cimitero di Sidi Bou Saïd, al chiaro di luna, e li violentava stesi su delle tombe». Li lanciava addosso del denaro e diceva «Fatevi trovare alle 10 al solito posto». […] Lì, faceva sesso con dei bambini sulle pietre tombali. Il problema del consenso non era minimamente preso in considerazione.

Chi è stato lontano dai media in questi ultimi tempi dovrebbe sapere che tali affermazioni non provengono né da una pessima serie TV di seconda categoria, né da una raccolta di testimonianze anonime su un complotto pedo-satanista ordito dagli Illuminati. L’autore di queste frasi non è altri che Guy Sorman, fino ad ora conosciuto per lo più per la sua difesa dell’operato di Reagan, Thatcher e Pinochet, oltre che per la sua volontà di liquidare l’eredita del maggio ’68 e dei pensieri critici che ostacolano la «rivoluzione conservatrice» da lui invocata. La prima citazione compare nel suo opportunamente chiamato Dizionario di stupidaggini, mentre la seconda è tratta da una dichiarazione di Sorman al Sunday Times, rilanciata in seguito da numerosi media francesi e internazionali. Quanto al criminale che sodomizza dei bambini sulle tombe al chiaro di luna in un rituale la cui descrizione richiama le voci sui primi cristiani sotto l’Impero romano o la descrizione delle cospirazioni giudaiche nel Medioevo, si tratterebbe di… Michel Foucault.

Alcuni giorni dopo la pubblicazione dell’articolo del Sunday Times, questi fatti sono stati smentiti da un’inchiesta rapidamente condotta dai giornalisti della rivista Jeune Afrique nel villaggio citato. Già diversi giorni dopo, sui social-network, alcune persone originarie del Maghreb hanno sottolineato il carattere poco plausibile dei fatti riportati da Sorman, ricordando che i cimiteri sono molto sorvegliati per evitare eventuali profanazioni. Su Jeune Afrique, dei testimoni che hanno frequentato Michel Foucault hanno ricordato che «come in qualunque villaggio, non si è mai soli e il cimitero, soprattutto su questa terra musulmana [maraboutique], è un luogo sacro che nessuno oserebbe profanare per non contraria la baraka del santo patrono Sidi Jebali». Quanto ai ragazzi frequentati da Michel Foucault, si apprende finalmente che non avevano 8 o 9 anni come affermato da Sorman, ma 17 o 18, secondo la testimonianza «categorica» di «Moncef Ben Abbes, vera e propria memoria vivente del villaggio». Non si sarebbe neanche trattato di «averli violentati stesi su delle tombe», ma di «averli incontrati per poco nei boschi sotto il faro vicino al cimitero».

La vicenda, che sembra chiusa, sarebbe stata quasi ridicola e colma di assurdità se fosse stata confinata sullo stesso piano delle spazzature di internet e delle farneticazioni complottiste e antisemite di Alain Soral e dei suoi epigoni, come sarebbe accaduto quando lanalisi dei fatti non era ancora passata di moda. Ma nel 2021 le affermazioni di Guy Sorman possono essere state scritte in un libro pubblicato da Grasset senza un minimo indizio di prova ed essere ripetute sullo schermo in Ce soir1 su France 5 senza che il presentatore né altri si siano stupiti né abbiano chiesto chiarimenti. Sul Sunday Times, in un articolo pubblicato il 28 marzo e che ha avuto una certa eco, Sorman ha potuto affermare l’esistenza di altri testimoni senza nominarli e senza che il giornalista incaricato di intervistarlo lo abbia interrogato sul contesto, le date ed eventuali prove a carico. Infine, sui media come sui social-network, da Fdesouche, C News e Valeurs actuelles a numerosi account twitter femministi e queer, passando per il Point, Middle East Eye e lo stesso Obs, tutti hanno rilanciato tali accuse senza passare per il minimo lavoro di verifica delle fonti. Quando, dopo una settimana di diffusione della calunnia e in seguito alle contraddizioni fornite dagli abitanti di Sidi Bou Saïd, un giornalista di Arrêts sur image ha richiesto a Guy Sorman di fornire delle precisazioni, quest’ultimo si è rifiutato. Sembra che adesso basti che l’accusa sia di pedofilia affinché l’accusatore e i suoi epigoni siano dispensati dal dover fornire delle prove o anche solo delle precisazioni.

Oltre che essere fondata sulla sola dichiarazione di Guy Sorman e senza che sia stata svolta alcuna inchiesta giornalistica, l’articolo del Sunday Times riporta diversi errori evidenti. L’articolo situa i fatti in Tunisia nel 1969, affermando che Foucault vi vivesse, mentre era rientrato in Francia alla fine del 1968 per insegnare alla Vincennes. Viene citata una petizione di Gabriel Matzneff pubblicata nel 1977, ma non firmata da Foucault. Come abbiamo detto, non viene riportato nessun elemento o prova a suffragio delle accuse di Sorman. Oppure le esperienze BDSM omosessuali di Foucault, come la sua critica del diritto e della nozione di maggior età sessuale, costituiscono delle prove. Ancora una volta, è l’omosessualità maschile, associata allo sguardo critico del pensatore sulle norme, che sembra fondare l’accusa di pedofilia. Questo castello di carta è stato favorito dal fatto che, da qualche anno, siamo passati dalla necessità di rendere giustizia alle vittime alla totale credulità in qualunque accusa, fino a dare eco a qualunque pettegolezzo.

L’articolo del Sunday Times si sforza anche di presentare Guy Sorman come un brillante intellettuale francese preoccupato da decenni di assenza di democrazia in Francia, la cui causa sarebbe il 1968. È sconvolgente constatare che né i giornalisti né i giustizieri da social-network che hanno fatto circolare tali pettegolezzi non si siano informati sul cv politico di Guy Sorman. Se questi, meno inclini a gettarsi testa e piedi nelle voci su presunti reati, si fossero dati la pena di informarsi sulla sua fonte, avrebbero notato che Guy Sorman è impegnato da più di quarant’anni in un progetto politico: liquidare, in Francia, l’eredità del marxismo e di tutti i pensieri critici, a favore degli ideologhi neoliberali.

Nella voce «Pedofilia» del suo dizionario di stronzate in cui compaiono le accuse contro Michel Foucault, viene attaccata un’altra icona del post-’68, in quanto Sorman si sarebbe indignato che nessuno si sia curato di «chiedere a Jean-Paul Sartre se le sue innumerevoli conquiste avessero l’età minima». Se lui, Guy Sorman, sembra essersene preoccupato, anche questa volta non fornisce alcun elemento probatorio, preferendo l’insinuazione alla rettitudine che esige invece l’etica intellettuale, sempre se quest’ultima sia ancora pertinente quando si polemizza sulle mutande dei filosofi. Questo capitolo, situato in un libro mediocre farcito di considerazioni sul liberalismo e la necessità di privatizzare gli spazi naturali e le balene per tutelarli meglio, è anche pieno di contraddizioni. Per spiegare gli atti che imputa a Foucault, il reaganiano Sorman oscilla, per esempio, tra la denuncia demagogica della «casta degli artisti» e la critica del presunto marxismo di Foucault, che non esiste altrove che nella testa di Sorman. Secondo Sorman, Foucault «considerava che qualunque legge, qualunque norma fosse per essenza una forma di oppressione dello Stato e della borghesia». Poiché sappiamo che il pensiero di Foucault è stato elaborato proprio contro il riduzionismo e l’economicismo marxista, che lui si è dedicato a mostrare che l’interdetto non sia riducibile alle finzioni giuridico-legali e che il potere, associato alla produzione di sapere sugli individui, sia all’origine dei processi di soggettivazione, un riassunto talmente volgare fa sicuramente ridere.

Allo stesso modo, mentre Sorman ha affermato sui media che Foucault «non si preoccupava del consenso» dei bambini, apprendiamo invece dalle pagine del suo stesso libro che, secondo lui, Foucault «preferiva credere al consenso dei suoi piccoli schiavi»… Ciò permetterebbe di istituire una relazione con gli ulteriori sviluppi del pensiero di Foucault sull’organizzazione giuridica della sessualità e la nozione di maggior età sessuale, fino ad affermare che la sua opera costituisca «l’alibi delle sue oscenità». Senza timore di contraddirsi, Sorman si è mostrato contento su France 5 dell’influenza dei libri di Foucault, che «rilegge» spesso, dopo aver scritto che l’importanza dell’opera, ridotta da lui ad un marxismo volgare e ad una giustificazione del crimine, avrebbe dovuto «essere ridimensionata». Così come il Sunday Times si è lamentato di una onnipresenza soffocante di Foucault nel campo universitario anglosassone, anche Guy Sorman ha invitato a disfarsi delle analisi foucaultiane preziose nelle teorie critiche… a favore dell’introduzione di un discorso moralista e facendo ricorso a pettegolezzi. In questo assomiglia a Michel Onfray che da diversi anni riduce le opere ad un insieme di aneddoti, pettegolezzi o estrapolazioni sulla vita degli autori, e che aveva già cercato di screditare l’opera di Foucault ricorrendo ad un insieme di sottintesi sulle sue presunte pratiche sessuali.

Associando stupri pedofili al pensiero di Foucault sull’infanzia e sulla legislazione relativa alla sessualità, Sorman sembra fare riferimento alla Lettera aperta alla Commissione di revisione del codice penale a proposito di alcuni testi riguardanti i rapporti tra adulti e minori, che Foucault firmò assieme ad altre 80 personalità nel 1977 e difese difronte alla già citata commissione. Poiché il frequente fraintendimento del proposito di questo testo sembra aver favorito, in questi ultimi anni, la diffusione del complottismo sulle élites pedo-sataniste fino ad accreditare le fantasiose accuse di Sorman, bisogna soffermarvisi un momento. Lungi dal contemplare una difesa delle violenze sessuali sui bambini, la Lettera conteneva per esempio questa frase: «I firmatari della presente lettera considerano che l’intera libertà dei partner di una relazione sessuale sia la condizione necessaria e sufficiente della liceità di questa relazione».

Circa le rivendicazioni espresse, si trattava di richiedere l’equiparazione della maggior età sessuale tra omosessuali ed eterosessuali (visto che gli uomini allora venivano incarcerati per aver avuto relazioni con adolescenti con età appena inferiori ai 18 anni), di problematizzare la nozione di «stupro statuario — il cui delitto può essere rappresentato anche solo dall’aver fornito alloggio per una notte ad un minore» e di chiedere una riforma della legge relativa all’attentato al pudore in assenza di violenza su minore, per considerarlo come un reato e non più come un crimine, limitando la durata della detenzione preventiva, e abbassare la pena massima a cinque anni di prigione, mentre lo stupro resta un crimine punibile dalla Corte d’assise. Lo stupro e la pedofilia non vengono né difesi né relativizzati in alcun luogo del testo e i firmatari hanno in parte ottenuto quanto richiesto a partire dal 1982, per quanto riguarda la fine della discriminazione tra omosessuali ed eterosessuali, la necessaria differenziazione tra gli stupri su minori, considerati come dei crimini, e i rapporti non forzati con adolescenti di meno di quindici anni, considerati fino ad oggi come dei reati.

Nel 1977, dopo la sottoscrizione di questa lettera e la sua audizione difronte alla commissione, Michel Foucault andò a difenderne le rivendicazioni su France Culture e presentò le sue riflessioni sulla questione, in compagnia di Guy Hocquenghem, scrittore e figura di spicco del Fronte Omosessuale di Azione Rivoluzionaria (FHAR), e dell’avvocato Jean Danet. Questa discussione sarà pubblicata con il titolo de La legge del pudore dalla rivista Recherche, e successivamente nei Dits et écrits de Michel Foucault. In questa intervista, Michel Foucault percepì già, nel contesto dello sviluppo della vittimologia, branca della criminologia che non si interessa agli autori degli atti ma ai traumi subiti dalle vittime, l’emergenza di una «società del pericolo» parallelamente ad un rafforzamento del potere degli psichiatri incaricati di stabilire la realtà dei traumi e di organizzare il discorso delle vittime. Hocquenghem dichiarò a sua volta che «sul problema dello stupro propriamente detto», «i movimenti femministi e le donne in generale si sono perfettamente espresse» opponendosi al panico securitario che conduce all’eccesso di pena o alla volontà di vendicarsi, a richiedere la castrazione chimica dei violentatori o a pubblicare delle inchieste ansiogene sulla stampa scandalistica che non fanno altro che legittimare il rafforzamento dell’apparato repressivo.

Nel quadro di un pensiero dedicato alla limitazione dell’intervento dello Stato sulla sessualità, Foucault si è spesso interrogato sulla possibilità di sanzionare le violenze sessuali in quanto violenze e attentati alla persona, ma rinunciando alla definizione specificamente sessuale di tali infrazioni. In questi testi, analizzando l’emergenza di discorsi sulla sessualità che non hanno più come obiettivo solo gli atti considerati come crimini o delitti ma anche una vaga figura portatrice di pericolo, Foucault ha rilevato il rischio che la sessualità possa finire per essere considerata pericolosa in sé, in nome della preservazione della famiglia o della difesa del pudore:

In altri tempi, le leggi vietavano un certo numero di atti, atti del resto sempre più numerosi che non si riusciva molto bene a sapere cosa fossero, ma in ultima istanza erano degli atti ciò a cui la legge si interessava. Si condannavano delle forme di condotta. Oggi, ciò che stiamo definendo e ciò che, di conseguenza, si troverà fondato dall’intervento della legge, del giudice, del medico, sono degli individui pericolosi. Vedremo una società di pericoli con, da un lato, quelli che sono messi in pericolo e, dall’altro, quelli che portano con sé il pericolo. E la sessualità non sarà più una condotta con certi divieti specifici; ma la sessualità diventerà una specie di pericolo in agguato, una sorta di fantasma onnipresente, fantasma che interverrà fra uomini e donne, tra bambini e adulti, ed eventualmente tra gli adulti stessi, ecc.

Questo passaggio è molto coerente con il resto dell’opera di Foucault, che consiste in un’archeologia dei discorsi e delle forme di potere, in una riflessione sulla legge, le norme, il potere medico. Non si tratta né di un’apologia del crimine, né di un’uscita fuori luogo da separare dal resto dell’opera. Le riflessioni a proposito della figura del mostro, che giustifica il panico securitario contro un pericolo difficile da circoscrivere, sono inoltre un ulteriore prolungamento di ciò che Foucault ha già sviluppato nel suo corso al Collège de France nel 1974-1975 e che verrà poi pubblicato con il titolo de Gli anormali. In questo corso, Foucault si interessa al «bambino masturbatore». Assieme al «mostro umano» e all’«individuo da correggere», esso fa parte dei tre personaggi attorno a cui si costituisce, nel XIX secolo, un «campo dell’anomalia» nel contesto dello sviluppo di un potere giuridico-patologico attorno alla psichiatria. Nella lezione del 22 gennaio 1975, Foucault spiega:

Il masturbatore, il bambino masturbatore, è una figura del tutto nuova nel XIX secolo (ma la si trova anche alla fine del XVIII secolo). Il suo ambito di apparizione è la famiglia nel senso più ristretto del termine. Il quadro di riferimento, infatti, non è più la natura, né la società — come nel caso del mostro. Non è nemmeno la famiglia in relazione all’ambiente circostante — come nel caso dell’individuo da correggere. Il quadro di riferimento è uno spazio molto più piccolo. È la camera, il letto, il corpo; sono i genitori, i sorveglianti diretti, i fratelli e le sorelle; è il medico. Insomma: la microcellula attorno all’individuo e al suo corpo.

Foucault fa riferimento alle «tecniche pedagogiche del XVIII secolo». Nelle lezioni del 5 e del 12 marzo, quando ritorna più dettagliatamente sull’infanzia e sui discorsi attorno alla masturbazione, Foucault descrive la famiglia come «una specie di sorveglianza continua» e si riferisce ai genitori «incaricati di occuparsi della sorveglianza meticolosa, dettagliata, quasi ignobile del corpo dei loro bambini». Se Foucault si è interessato in particolare alla sorveglianza dei bambini, è perché essa «[gli] è sembrata essere una delle condizioni storiche della generalizzazione del sapere e del potere psichiatrici». In questa maniera, «focalizzandosi sempre più su questo piccolo angolo d’esistenza confusa quale è l’infanzia, la psichiatria ha potuto costituirsi come istanza generale per l’analisi delle condotte».

Su France Culture, interrogato verso la fine dell’emissione sulla nozione della maggiore età sessuale, Foucault rispose che una «soglia d’età fissata dalla legge non ha molto senso» e che si dovrebbero ascoltare i minorenni a proposito dei diversi regimi di violenza, di costrizione o di consenso che hanno vissuto, piuttosto che fondarsi unicamente sull’età o sul discorso degli psichiatri. Poco dopo, Guy Hocquenghem riprese le parole di Michel Foucault e affermò la necessità di «ascoltare il bambino e dargli un certo peso». Come scriverà nel 2014 Jean Bérard, storico del diritto:

Le espressioni militanti degli anni Settanta […] non hanno mancato di dare spazio alla discussione sull’articolazione tra consenso e rapporti di potere. Eric Fassin mostra che Foucault sia consapevole del problema ed esprima un dilemma più che una posizione. I militanti si interrogano su ciò che deve essere considerato come parte della liberazione sessuale.

Settembre scorso, durante una polemica relativa alla riscoperta delle produzioni di Guy Hocquenghem sull’infanzia e, in particolare, di questa intervista in compagnia di Michel Foucault, i redattori della rivista Trou noir hanno sottolineato «che oggi non si trova più, a sinistra, una capacità di problematizzare e rifiutare radicalmente la scuola, la psichiatria, la prigione, la famiglia, fatto che non indica certo un avanzamento, ma esattamente il contrario». Questa tendenza sembra essersi rafforzata al punto che è stato votato all’unanimità dall’Assemblea nazionale e con un’approvazione generale il progetto del governo di considerare come violenza qualunque relazione tra un adolescente minore di quindici anni e una persona di cinque anni più grande, indipendentemente da ciò che viene vissuto e raccontato dall’adolescente e senza un’investigazione né una riflessione sui regimi di forzatura o di consenso. L’assenza del minimo discorso critico, in nome dello stesso sostegno alla «libertà di parole», è tanto più evidente in quanto tre anni fa, di fronte a un progetto simile che è poi stato ritirato, il Planning familial ha criticato una proposta che si basava su un «ordine morale» e una «mancanza di comprensione» delle pratiche dei giovani, sottolineando il rischio di una sessualità adolescenziale «ancora più tabù e nascosta». È stato evocato come ulteriore rischio la possibilità che vi fossero delle minacce giudiziarie contro medici o associazioni in rapporto con adolescenti che hanno relazioni con persone più grandi.

Questi ultimi anni hanno assistito l’intensificarsi degli appelli di differenti correnti femministe ad un rafforzamento dell’apparato repressivo, nel contesto della «lotta contro le violenze», in cui si è insistito sulla necessità di sorvegliare e punire gli aggressori e ci si è focalizzati sulle responsabilità individuali. È in tale contesto che ha potuto svolgersi a settembre una campagna contro la memoria di Guy Hocquenghem, coperta dal Russia Today e Valeurs actuelles, guidata dalle «femministe intersezionali» del collettivo Grenades in compagnia di associazioni per la protezione dell’infanzia che lottano contro l’educazione sessuale a scuola. Alcuni mesi dopo, la stupidità (o la bullshit, come direbbe Guy Sorman) è talmente diffusa che un’affermazione così assurda come «Michel Foucault sodomizzava dei bambini sulle tombe in Tunisia durante la notte» non ha provocato risate né ha sollevato dubbi.

Appare dunque urgente rifiutare i termini del nemico e imparare a scovare le intenzioni ideologiche reazionarie, appena dissimulate ma ben inserite nella massa comunicativa. La famosa reazione neoliberale, l’individualismo, i discorsi e le pratiche securitarie non sono solo davanti a noi, come un blocco massiccio che potremmo facilmente circoscrivere. Sono anche penetrati in numerosi spazi, in cui si stabiliscono dei microfascismi che sarà difficile abbattere. Nell’attesa, quelle e quelli che si interessano alle ricerche di Foucault sulla sessualità e sulla storia della nozione di consenso possono fare riferimento al quarto volume della Storia della sessualità, pubblicato nel 2018. Quanto a coloro che vorrebbero leggere degli aneddoti legati alla sua biografia, ricordiamo la recente pubblicazione dell’editore Zones della traduzione di Foucault in California di Simeon Wade, narrazione di un viaggio di Foucault negli Stati Uniti che racconta in particolare di un’esperienza comune sotto l’effetto di LSD e che include, tra le altre cose, diverse conversazioni con Foucault sul suo rapporto con la musica, la letteratura, l’università o la sua omosessualità.

Addendum: una settimana dopo la pubblicazione di questo articolo in Francia, Guy Sorman ha rilanciato al ribasso le sue calunnie e ha ritrattato in maniera penosa nelle pagine de L’Express.

Traduzione di Marco Spagnuolo

 

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1Programma televisivo francese.

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