La notte europea

Brexit, l'eredità della signora Thatcher

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Claire Fontaine Untitled (Castor #1.), 2013.

Non so se l’Unione europea sopravviverà al referendum britannico.
In ogni caso l’unione europea è già morta nel cuore delle persone decenti da quando Alexis Tsipras venne pubblicamente umiliato, e con lui Syriza e l’intero popolo greco che nel luglio del 2015 aveva votato al 62% contro l’austerità. La prima osservazione dopo il referendum inglese è proprio relativa alla differenza di trattamento che le autorità europee riservano a chi è forte e a chi è debole. Nel 2011 Georgy Papandreou fu costretto alle dimissioni per avere ventilato l’ipotesi di un referendum sul memorandum della Troika. Nel 2015 Tsipras fu costretto a rimangiarsi i risultati del referendum del 5 luglio e presentarsi in mutande davanti al tribunale della finanza europea.

Da quando l’autonomia sociale è stata messa a tacere dal tradimento della sinistra e dalla precarizzazione del lavoro, gli attori della tragedia europea sono rimasti due soli: il sistema finanziario globalizzato e il nazionalismo razzista, e questi si fronteggiano ora senza più mediazioni. La società è scomparsa, il movimento dei lavoratori è scomparso. Restano i banchieri ed i nazisti. Ma chi è responsabile di questa situazione?

Il principale responsabile di questa situazione è il ceto della sinistra che da decenni si è prestato a fornire alla dittatura finanziaria il consenso dei lavoratori. Perché mai questi mediocri individui che si chiamano Blair D’Alema Hollande, Renzi perché mai quel ceto di burocrati si sono prestati a tradire in modo sistematico gli interessi e le attese di coloro che li hanno votati e che pagano loro uno stipendio, è un argomento che gli storici dovranno approfondire prima o poi. Ignoranza, subalternità psicologica e politica, pura e semplice mascalzonaggine sono le spiegazioni che mi vengono in mente. Intanto li dobbiamo ringraziare per avere prodotto insieme l’impoverimento della società, il potenziamento senza controllo del sistema bancario, e la resurrezione di quello che un tempo si chiamava nazional-socialismo su una scala mai vista prima.

Il referendum del 2005 suonò il campanello d’allarme. I lavoratori francesi e olandesi non dissero di no al progetto di unità europea, né alla Costituzione che doveva sancire quel progetto. Dissero no alla trasformazione dell’Unione in una macchina di precarizzazione del lavoro, e di generale abbassamento del salario. La sinistra finse di non sentire quel campanello, ne ignorò il significato e l’intenzione, e pensò di poter salvare la pace distruggendo la giustizia. Non poteva che finire come sta finendo.

Il progetto europeo conteneva in origine elementi di solidarietà sociale e di internazionalismo, e forse un progetto simile non poteva realizzarsi senza aver fatto i conti con l’eredità di cinquecento anni di colonialismo europeo.
Solo avviando un processo di redistribuzione della ricchezza, solo creando le condizioni per l’accoglienza di milioni di persone che fuggivano dalla miseria e dalle guerre prodotte dall’ordine coloniale si sarebbe potuto avviare un processo di integrazione. Ma la sinistra non ha voluto affrontare questo problema epocale, e i conti con il colonialismo si fanno adesso nella maniera più spaventosa.

L’Unione europea si è trasformata in una fortezza, ha chiuso le frontiere esterne e affermato il primato del capitale finanziario nelle frontiere interne.
Ecco le conseguenze: il razzismo diviene forza di maggioranza in larga parte del continente, e vince un referendum nel baluardo inglese del neoliberismo. Quanto a lungo durerà la notte europea non possiamo dirlo. Quel che possiamo dire è che la notte finirà soltanto quando il movimento dei lavoratori si ricomporrà su basi europee e porrà al primo posto la redistribuzione della ricchezza tra il nord e il sud del mondo, e affermerà l’autonomia del sapere dal paradigma dell’accumulazione e della crescita.

Per quanto mi riguarda non credevo nella Brexit: non credevo che una maggioranza dei cittadini di quel paese avrebbe detto col voto che sta dalla parte dell’assassino nazista che ha ucciso Jo Cox. Ma al tempo stesso occorre riconoscerlo: i lavoratori inglesi, convertiti al nazionalismo non hanno fatto che ribadire il no franco-olandese del 2005.

I lavoratori inglesi che hanno massicciamente votato per la Brexit hanno preso un abbaglio colossale: l’aggressione anti-sociale del neoliberismo è iniziata proprio nel paese di Margaret Thatcher. Il nemico dei lavoratori inglesi non è l’Europa, ma l’eredità di Margaret Thatcher. Non l’Inghilterra doveva uscire dall’Unione Europea, ma l’Unione europea doveva liberarsi del male inglese. Purtroppo è tardi per farlo, perché l’Unione europea, dopo avere contratto il male inglese, è da tempo ridotta a un dispositivo di impoverimento della società, precarizzazione del lavoro e concentrazione del potere nelle mani del sistema bancario. Gran parte delle motivazioni che hanno portato i lavoratori inglesi a votare per la Brexit sono perciò comprensibili nonostante tutto.

E adesso? Ci occorre forse più Europa politica come dicono ritualmente le sinistre al servizio delle banche? Ciò che occorre alla società europea non è più politica, ma una politica diversa, una politica che metta al centro l’autonomia dei saperi – non la privatizzazione della ricerca e dell’educazione. Una politica di riduzione del tempo di lavoro e di redistribuzione delle risorse.

Esistono le condizioni perché accada questo? Non esistono – lo sappiamo bene – perché il tradimento della sinistra e l’indebolimento strutturale del movimento del lavoro ha ristretto il campo del possibile all’alternativa mostruosa tra l’assolutismo finanziario e il sovranismo nazionalista e razzista. Ma siccome la crisi europea è destinata a sconvolgere per anni la vita quotidiana e anche disgraziatamente a rendere la pace civile sempre più fragile – il compito che ci attende nel tempo che viene è quello di tradurre in termini post-leninisti la vecchia consegna: trasformare la guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria.

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Cent’anni dopo l’Ottobre sovietico mi sembra che il compito di chi pensa senza dogmi sia chiedersi: cosa vuol dire Ottobre nell’epoca di internet, nelle condizioni del lavoro cognitivo e precario? Durante la notte che scende sull’Europa dobbiamo restare svegli per rispondere a questa domanda.

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