Cosa succede a sinistra della sinistra

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Isola Art Centers. Some Hypotheses, serie di foto, Courtesy Federico Bianchi Contemporary Art 2008-2009.

Non deve essere dissimile da quel meccanismo che l’ipofisi mette in moto in modo da impedire alla donna di ricordare i dolori del travaglio quello che colpisce la sinistra a sinistra della sinistra. Da Genova del 2001, le eccezioni alla regola del «sempre peggio» sono state poche. Tra queste le due grandi manifestazioni del 14 dicembre e del 15 ottobre, passate tuttavia, alla cronaca, soprattutto grazie alla retorica di Repubblica e del suo gruppo politico di riferimento, i dem, non per una fiumana rivendicazione di diritti sociali allo sbocciare della peggiore crisi economica del capitalismo ma per una fiumana azione concertata di violenza. Una specie di associazione a delinquere fatta di centinaia di persone scese in piazza quando ormai era chiaro che le riforme erano il modo per chiamare lo smantellamento completo dello stato sociale. A dare questa vulgata fu innanzitutto il Pd che, dai telegiornali commentava con indignazione la statuetta della madonna divelta a via Merulana prima degli scontri a san giovanni o il faccia a faccia studenti polizia di piazza del popolo. Da allora c’è stata poi l’euforia dell’«oxi» greco, naufragato nel ricatto, questo si violentissimo, subito da Alexis Tsipras. Un ricatto che asssomiglia al ricatto che subisce ogni precario: o cedi sui tuoi diritti o perdi il paese (o il lavoro).

Fatta eccezione per questi memorabili accadimenti il resto è stato un tracollo. Fino all’avvento di Renzi che ha malmenato indifesi migranti a Piazza Indipendenza e ha fatto dello stesso rivendicare i diritti una specie di reato (si pensi al servizio d’ordine scagliato contro la Fiom, sempre a piazza Indipendenza per puro caso). I grillini, intanto, avevano cominciato la marcia per arrivare lì dove nessuno avrebbe mai immaginato: oltre la soglia del 30 per cento delle elezioni politiche.

La parola chiave forse sta appunto nel «non aver mai immaginato» questi risultati. Come non avevamo mai immaginato che dalle ceneri del governo Prodi sarebbe nato un giorno il governo di Renzi l’arrogantello di provincia, quello che quando si occupa chiama la preside e che fa di questo metodo un metodo di governo, con la sua squadra di bravi figli di papà che dopo aver giocato con il paese si facevano un’oretta di play station. Non abbiamo capito che Grillo ha smesso di fare il comico molto tempo fa ed è stato anzi serissimo nel far fruttare le pulsioni più istintive di una società che invece di parlare di smantellamento dello stato sociale si incaponiva nella battaglia affinché il pollo alla camera costasse almeno sei euro, che diamine.

Intanto la destra tramontava, finalmente l’antiberlusconismo aveva dato i suoi frutti. Se non che tra questi frutti ce ne sono stati di amarissimi: rincorsa ai temi della sicurezza che hanno fatto dei migranti il corpo sociale sul quale si è combattuta la più squallida battaglia di quelli che la politica la fanno in parlamento. E forse tra questi frutti va ascritto anche il fenomeno grillino, creatura mostruosa alimentata dal peggiore centro sinistra, quello delle intercettazioni e degli scandali sessuali del cavaliere.

Poi c’è la Lega. Anche lì, dentro di noi, abbiamo sempre pensato: ma dove vanno questi buffoni con le loro ampolle prese nel po, dove va questo rozzo personaggio che indossa le felpe con le scritte, chi può dare credito ai suoi giuramenti alle sue analisi sull’euro alle sue indecenze quotidiane? Chi? Un sacco di gente.

Eppure dopo ogni colpo piano piano ricominciamo a respirare. Ci fa respirare il sogno di un’Europa fatta di città ribelli, di nuove istituzioni che diventino una geometria trasversale tra paesi, in grado di unire le persone al di là degli stati in decomposizione sulle grandi lotte sociali. Ci fa sognare che prima o poi questa diseguaglianza questa povertà non potrà più essere contenuta, perché noi la conosciamo, nel sindacalismo di base che è riuscito nel miracolo di associare categorie estranee a una politica mutualistica, gli avvocati i parafarmacisti. Ci fa sognare l’idea che non solo noi ma anche chi non è come noi alla fine, senza il possibile di una vita più degna, finisca in quell’anossia che costringe il corpo a muoverci. Niente di sbagliato, se non fosse che le lotte si fanno per terra e non nell’aria, dove ci ostiniamo a sostare.

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