Le rotte del Mediterraneo

Un'opera di Francesco D'Incecco

Le rotte del Mediteraneo

L’11 settembre 1973, con il golpe dei militari in Cile, iniziava l’esperimento neoliberista che dalle coste del Pacifico si sarebbe poi diffuso nel resto del mondo occidentale, smontando progressivamente il welfare e inaugurando un lungo ciclo di passioni tristi. In effetti la logica della finanziarizzazione dell’economia, della competitività diffusa e del restringimento dei diritti sociali, va di pari passo con la crescita esponenziale della paura, dell’odio e dell’infelicità. Non stiamo parlando di un semplice colpo di Stato, ma di una vera e propria controrivoluzione che ha investito la vita quotidiana e trasformato profondamente le relazioni umane. Di una degradazione economica, politica e culturale, insomma, che ha progressivamente eroso i legami sociali scatenando la guerra tra poveri e l’odio per il diverso da sé.

Guardando il film Santiago, Italia di Nanni Moretti si ha la misura della distanza che separa i sentimenti di allora e quelli di adesso nei confronti di chi arriva da lontano, di chi scappa dalla morte cercando di aggrapparsi a un’altra vita. Allora, quando ci interroghiamo sull’origine della tragedia che quotidianamente si consuma nel Mediterraneo, quando ci chiediamo come e quando si è prodotto il deserto sociale che ci circonda, e a quell’11 settembre di 46 anni fa che dobbiamo tornare. Ma quel giorno ci restituisce anche la dimensione della resistenza, le parole diffuse da Radio Magellano e l’immagine di Salvador Allende, con la sua guardia personale, armi in pugno. All’orrore si resiste, sempre. Lo dicono, ancora oggi, l’esperienza dei tanti che in mare salvano donne, bambini e uomini dal naufragio e dai campi di concentramento libici.

Di questo si parla in questi giorni al Macro (fino al 15 settembre), con Le rotte del Mediterraneo di Francesco D’Incecco. Una installazione fatta del suono incessante del mare e di camere d’aria che tagliano il confine tra il mare e il cielo, appoggiate a pochi metri dalla riva o sulla spiaggia, a formare una barriera, non per respingere ma per accogliere. Una barriera per non arrendersi e rimanere umani. L’intento è quello di dare vita a un’opera da usare e non solo da guardare, da vivere collettivamente, ogni volta che ci saliamo sopra per giocare, per parlare, per riposare. Trasformare le scogliere in luoghi di accoglienza, approdi sicuri. Per fare di questo mare nostro una grande comunità a partire dalla quale ritessere il mondo e le relazioni sociali. Probabilmente è proprio in questo che oggi consiste la bellezza, nel costruire collettivamente un’opera di resistenza alla decadenza e alla corruzione. Nella consapevolezza che quell’11 settembre del 1973 non avrà smesso di vincere fin quando le passioni tristi continueranno a rendere irrespirabile la nostra aria.

Resistere, dunque, così come resiste quest’opera di Francesco D’Incecco, che nella sua poetica delicatezza vuole essere una barriera contro quella indifferenza nella quale si compie una tragedia quotidiana che, da anni ormai, sta erodendo la nostra umanità. L’installazione è animata da una serie di appuntamenti, ogni giorno. Oggi, alle 18, si parlerà di Europa mediterranea, una discussione intorno alla questione migrante e alle possibilità politiche di definire un’Europa differente, comune e solidale (intervengono, tra gli altri, Giso Amendola, Giovanna Ferrara, Stefano Liberti. Giovedì sarà la volta di Mediterranea Saving Humans, sabato sarà proiettato il film Still Recording di Saeed Al Batal e Ghiath Ayoub, e domenica sarà la volta della performance Fillide. Qui il programma dettagliato:

mercoledì 11 • ore 18
Europa mediterranea: a partire dall’opera di D’Incecco, una discussione intorno alla questione migrante e alle possibilità politiche di definire un’Europa differente, mediterranea, comune e solidale. Intervengono con l’artista: Giso Amendola, Ilaria Bussoni, Giovanna Ferrara, Stefano Liberti, Nicolas Martino

giovedì 12 • ore 18
Proiezioni e dibattito con i rappresentanti di Mediterranea Saving Humans sui temi dell’emergenza umanitaria nel Mediterraneo

sabato 14 • ore 18
Proiezione del docufilm Still Recording di Saeed Al Batal e Ghiath Ayoub
Segue dibattito con Saeed Al Batal

domenica 15 • ore 18
Performance Fillide con Nicoletta Ciotti
Drammaturgia di Marcello Gallucci, regia di Mario Barzaghi

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