Per una teoria generale del precariato

Reddito di base, città eco-solidali, post-capitalismo futuro

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MP5, Open God, Lugano 2014 – foto Carlotta Zarattini

Il libro di Alex Foti, General Theory of the Precariat. Great Recession, Revolution, Reaction (Institute of Network Cultures, 2018), verrà presentato lunedì 14 maggio, alle ore 12, nell’aula XIII del Dipartimento di Scienze Politiche della Sapienza (piazzale A. Moro, 5), all’interno dei corsi di Sociologia dell’integrazione europea e Modernità e rivoluzioni, con la partecipazione di Giuseppe Allegri, Alessandro Guerra, Maria Cristina Marchetti, Benedetto Vecchi.

General Theory of the Precariat. Great Recession, Revolution, Reaction di Alex Foti è il libro da leggere e diffondere in giro per le città di questa vecchia Europa malaticcia, impaurita e a corto di idee trasformative, per rilanciarlo poi al di là dell’Atlantico, contro gli atteggiamenti da bulli incarogniti provenienti dal nuovo mondo. È anche liberamente scaricabile, quindi può serenamente scorrere per le reticolari piattaforme digitali che invadono i nostri schermi.

Si tratta della summa di un lavoro ventennale che Alex Foti, bardo agitatore di movimenti euro-precari, ha pubblicato per il prestigioso Institute of Network Cultures di Amsterdam, del grande studioso di media e reti comunicative Geert Lovink. E Foti ha riversato in questi cinque capitoli tutta la sua sapiente visione e ricostruzione teorica da economista critico, storiografo delle società e ricercatore sociale, per affermare un ordine del discorso capace di affrontare i maledetti tempi precari che ci sono toccati in sorte. Tenendo insieme teoria e prassi. C’è infatti un filo rosso che affonda le radici nei suoi precedenti studi: Anarchy in the EU. Movimenti pink, black, green in Europa e grande recessione (Agenzia X, 2008), quindi Essere di sinistra oggi. Guida politica al tempo presente (Il Saggiatore, 2013). Ma risalta il protagonismo dell’attivista sociale che giustamente rivendica come nei primi anni Zero del sommovimento alter-mondialista, sulle ali dei movimenti milanesi agitati da Foti e compagnia, come Chainworkers Crew e soprattutto la EuroMayDay Network di San Precario vero e proprio social meme ante social network, i soggetti attivi del precariato metropolitano italiano ed europeo presero la parola nominando se stessi come The Precariat, arricchendo il vocabolario anglofono un decennio prima del libro di Guy Standing dall’omonimo titolo (The Precariat. The New Dangerous Class, Bloomsbury, 2014).

L’alba del precariato

È l’alba del precariato con una già matura composizione sociale della prima «generazione precaria» di venti/trentenni sospesi tra intermittenti lavori in rete, servizi alla persona, prestazioni comunicative occasionali da PreCog – Precari Cognitari, sempre grazie a Philip K. Dick – nel cuore di quel trentennio insubordinato di sommovimenti precari indipendenti che abbiamo raccontato altrove (Alle origini di un trentennio insubordinato). E dentro la Grande Recessione globale post-2008 i maturi precari di prima generazione incontrano la nuova generazione di nativi precari, con la quale condividono percezione del rischio, bisogni emergenti, welfare dal basso evidenziati dalla ricerca europea PIE NewsCommonfare.

La tesi forte di Alex Foti è quella che il precariato, una sorta di nuovo proletariato, è da tempo alla ricerca di adeguate forme organizzative, dopo e oltre la logorata tradizione della sinistra partitica e sindacale, e può (e deve) immaginare e lottare per un futuro che smantelli il neoliberalismo politico-finanziario, superi l’inquinante capitalismo dei combustibili fossili e sconfigga il populismo nazionalista. In alcune parti del libro sembra proprio di intravedere delle anticipazioni di quel post-capitalismo fondato su una redistribuzione di potere e ricchezze verso il basso, con la moneta al servizio dei molti, garantendo un reddito di base, praticando nuove forme di democrazia radicale e inclusione pluralista multietnica, tenendo insieme innovazione con ecologia sociale e politica.

Un nuovo compromesso sociale per allontanare il fascismo globale

Perché le precarie ed i precari sono nel cuore dell’attuale accumulazione capitalistica, dalle reti digitali a quelle comunicative, dei servizi e della logistica, ma rimangono ai margini – Alex scrive «alla periferia» – della cittadinanza politica e sociale. Con Roberto Ciccarelli, sempre negli anni di passaggio alla seconda decade del secondo millennio, parlammo di Quinto Stato di apolidi esclusi da qualsiasi vincolo fiduciario con le decrepite istituzioni esistenti degli Stati-nazione, intravedendo le possibilità di coalizioni sociali che dalle pratiche condivise di autogoverno nelle città potessero spingere verso un’Europa sociale. Foti ricorda in un suo paragrafo che l’Europa, da sogno collettivo di un paio di generazioni, diviene incubo quotidiano, teatro di lotta tra austeriche classi dirigenti e masse di sconfitti dalla globalizzazione, tutti ossessionati da pregiudizi e gelosie nazionalistiche, protezionistiche, in fin dei conti cupamente razziste. È la deglobalizzazione dall’alto che incrocia il nazionalismo dal basso e continua ad alimentare guerre tra poveri, impoverimento anche del ceto medio, ampliamento delle diseguaglianze tra élite e masse popolari, autoreferenzialità accelerata delle grandi Corporation e del circuito finanziario immateriale, verso una sorta di terzo bonapartismo post-moderno: un piccolo Napoleone III globale, dopo la società industriale europea, invece che ai suoi albori.

Allora Foti, con quell’invidiabile ottimismo che accompagna chi si mette in gioco fino in fondo, per trasformare in meglio se stessi e il mondo che si abita, sostiene che proprio i molti e le molte del general intellect di The Precariat devono spingere per un nuovo compromesso sociale con tutte quelle forze pronte a combattere il fascismo globale e le sue articolazioni locali, da Brexit, a Trump, a Putin, al jihadismo, al dispotismo politico ed economico-finanziario diffuso nei diversi continenti, fino al misero sciovinismo nazionalista che serpeggia nell’orribile – e forse ancora irreale – coalizione giallo-verde che ammorba l’aria già avvelenata del Belpaese. Grazie Alex Foti per questa, certo ancora precaria, boccata di ossigeno!

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