Archivi in costruzione

Il montaggio infinito come principio estetico e politico

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Sensibile comune - Le opere vive,Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma (14 - 22 gennaio 2017).

Sono le masse che girano la storia, sono i padroni che la montano e si occupano della distribuzione 

Sembra che la passione del genere umano per il racconto sia un elemento costante della sua vicenda terrestre 

Sembra che la passione del genere umano per il racconto sia un elemento costante della sua vicenda terrestre. La necessità quasi fisica (che manifesta un’urgenza paragonabile a quella che abbiamo di bere mangiare e ripararci dall’inclemenza degli elementi, per non parlare di quella cosa là, naturalmente…) di alimentare lo stato di sogno in cui riusciamo a rendere sopportabile la nostra esistenza di mortali, producendo consistenza di senso, rimuovendo le contraddizioni insopportabili, soddisfacendo la nostra insaziabile curiosità di scimmie nude e facendo sì che la danza corale che danziamo si manifesti come un atto coerente e non ci appaia come un moto browniano di molecole mosse dal caso sta catturando in questo momento e da almeno, ormai, una quindicina di anni, l’attenzione di chi scrive…

La celebrazione del rito del racconto, ai giorni nostri, vede con una preponderanza impressionante la comunicazione audio-visiva come forma centrale ed egemone. Questo vale per la grande maggioranza delle persone, escludendo le ridotte sacche di intellettuali o aspiranti tali, che vede ancora (e a buon diritto, verrebbe da aggiungere) nella parola scritta il mezzo più atto all’uopo. Ma anche coloro che sono grati al dono di Toth si trovano, paradossalmente, superati e relegati al fianco dei vecchi maestri e discepoli della comunicazione orale nell’armadio delle cose vecchie, tante giuste e sante quanto ormai inefficaci.

L’invenzione, in Europa, della stampa a caratteri mobili rappresenta un punto di snodo delle tecniche al servizio del raccontare. Partendo dalle Bibbie che consentivano il libero esame delle Scritture da parte dei credenti (riformati, naturalmente…), fino ai volantini stampati per chiamare alla lotta i compagni delle fabbriche e delle campagne e dei documenti che di queste lotte rendevano conto rilanciando al tempo stesso le lotte future, o le parole di una donna che non poteva essere più zittita con un atto di violenza più o meno intenso, (nella gradazione che va dallo scherno, passando per la violenza privata e arrivando al rogo istituzionale, dal momento che uno scritto non può essere intimorito fino al punto di costringerlo a restare muto per paura o imbarazzo) il potenziale di liberazione che la scrittura ha offerto a partire dal momento che si è resa facilmente accessibile sia dal lato della fruizione che della produzione è fin troppo evidente.

Tuttavia, come abbiamo già ricordato, la pervasività dello strumento audiovisivo e la sua capacità di creare gli stati di trance tanto desiderati e tanto necessari hanno ri-espropriato la grande maggioranza della popolazione umana della facoltà di essere parte attiva nella celebrazione del racconto, facendo tosto ripiombare nell’analfabetismo coloro che, a fatica, avevano alzato la testa dalla palude del silenzio. I compositori e i suonatori delle danze in cui tutti sono trascinati (per amore o per forza) sono tornati ad essere espressione di élite del tutto organiche al potere, che è ovviamente abilissimo nel rendere consistenti con la sua narrazione anche le espressioni che vogliono porsi come voce dissenziente o, addirittura, contraddittoria.

Per molto tempo (a partire dai discorsi del Duce e del Führer, fino a «guarda che pomodoro!») le difficoltà poste dall’organizzazione e dal controllo e possesso degli strumenti tecnici necessari a questa forma di comunicazione (broadcast, in forma di stella, con moto unidirezionale dal centro, strettamente presidiato, alla periferia) hanno consentito con successo il silenziamento (ed il conseguente oblìo) della voce delle persone comuni, o la sua neutralizzazione grazie alla potenza di disturbo del segnale di fondo.

Fino a pochissimo tempo fa la realizzazione di una comunicazione audio/video efficace e tecnicamente decente, ma soprattutto la sua accessibilità per una larga utenza, richiedevano persone e mezzi completamente inaccessibili a chi conduce la sua esistenza al di fuori delle più o meno confortevoli stanze del potere. Ora, questa situazione può essere completamente cambiata. A nostro avviso il momento attuale presenta molte analogie con l’epoca che vede affermarsi la stampa come strumento di diffusione della parola scritta. Un momento nel quale sembra possibile mettere in crisi l’egemonia dei detentori monopolistici di questa forma di parola.

Scopo della nostra ricerca è partecipare alla costruzione di un metodo che consenta, senza la necessità di passare per le strade di lor signori, di ritrovarci assieme nella piazza dei liberi racconti 

Scopo della nostra ricerca è partecipare alla costruzione di un metodo che consenta, senza la necessità di passare per le strade di lor signori, di ritrovarci assieme nella piazza dei liberi racconti. Racconti che partano giungano e vengano rilanciati per gioco per amore, per rabbia, o per le necessità pertinenti all’organizzazione di pratiche di liberazione, senza che vi siano punti necessariamente privilegiati da cui tutto parte e verso cui tutto sia ricondotto. Piazza, ma anche camposanto in cui tutti coloro che sono stati possano essere ricordati, a prescindere dall’importanza che era loro stata accordata in vita.

L’esperienza maturata nel corso della nostra attività di progettisti e operatori della forma di spettacolo di intrattenimento conosciuta come reality show, in particolare nella forma di panopticon propria del più conosciuto di questi format, il «Grande Fratello», ha necessariamente prodotto una serie di meditazioni e sperimentazioni che hanno portato alla realizzazione dello strumento che vorremmo offrire al gioco, all’uso ed alla critica di tutti coloro che volessero farci il gradito regalo di accostarsi. La possibilità di produrre girato a costo zero (contrariamente a quanto avveniva con la costosissima pellicola fotosensibile a sali d’argento) pone di fronte ad un fatto nuovo: la disponibilità di materiale in un rapporto di grandezza di centinaia se non migliaia di volte più cospicuo rispetto al girato su pellicola.

Questa disponibilità (e le nuove difficoltà che essa presenta) viene affrontata, nella produzione di un reality di questo tipo, attraverso alcune operazioni necessarie e fondamentali: ricerca rapida del materiale desiderato, per verificare il dettaglio dello svolgimento delle azioni, e loro utilità per la creazione di un prodotto pubblicabile (cioè, in questo caso suscettibile di emissione). Ciò può avvenire solamente in seguito all’operazione di: 1) metadatazione del materiale (ogni secondo di girato, in questo caso 96 ore al giorno, viene descritto ed etichettato sia dal punto di vista estetico – cioè del suo potenziale valore come merce spettacolo per il particolare tipo di pubblico di questo format – che tecnico: data, ora e secondo di registrazione, personaggi, luoghi in cui si svolge l’azione, primo piano, totale, ecc.) in tempo reale, mentre si svolge l’azione. 2) Perfezionamento, correzione ed arricchimento, in differita, della metainformazione relativa al materiale. 3) Possibilità di costruire, conservare e passare al montaggio storie costruite a partire dalla giustapposizione (ovviamente non necessariamente in ordine cronologico) dei tagli archiviati e metadatati.

Fino dall’inizio del nostro lavoro di progettazione per la committenza televisiva, ossessivo è stato il desiderio di giungere alla creazione di uno strumento che consentisse di lavorare, in un numero illimitato di persone, a prescindere dal luogo in cui queste si trovano, alla raccolta e condivisione della maggior quantità possibile di informazioni in forma audiovisiva, che consenta, da un lato, la rapida e poco costosa condivisione dei materiali necessari alla produzione di una comunicazione audio-visiva finita, godibile passivamente come spettacolo, di qualità uguale, se non superiore, dal punto di vista tecnico, a quella passata dai canali tradizionali.

Dall’altro lato, la creazione di una rete di nodi di memoria collettiva costruita e alimentata senza alcun criterio gerarchico o altra valutazione (della forza finanziaria, o politica, del valore culturale ecc.) ma avente come unico scopo la possibilità di consentire a chicchessia di condividere le proprie memorie, o quelle particolarmente care e che siano nella sua disponibilità. (Da qui la metafora del camposanto, che spero non turbi nessuna tenera anima che sta leggendo…)

Necessariamente, lo strumento consente anche il riutilizzo, il remix e la creazione di legami di senso all’interno dei racconti generati da parte delle talpe che scavano negli archivi a prescindere dalle intenzioni di (oppure in sintonia con) chi ha depositato inizialmente il materiale. Tuttavia, di ogni operazione (di uso o conferimento, di metadatazione o fruizione di prodotti finiti) rimane traccia, consentendo, in base all’attività di ogni talpa, di evincere quali relazioni tra persone si vanno instaurando, o la fortuna oppure plasticità dei materiali presenti, e non solo, ma per brevità ci fermiamo qui…

Piace tuttavia aggiungere che, dall’uso dei materiali, o delle annotazioni discende immediatamente la creazione di relazioni tra produttori, archiviatori ed utilizzatori. Per noi gli archivi non sono sepolcri di marmo, ma corpi di nutrimento che possono essere riutilizzati per dare nuova vita, in opposizione a chi ci vuole morte componenti di una mortifera macchina, che, partendo dallo stato di schiavitù di quelle che, uniche (invidia e smarrimento) generano la vita del genere umano, dalla schiavitù dei loro fuorviati e smarriti compagni (complici, vittime e carnefici al tempo stesso) ed allo stupro sistematico della madre che tutti ci nutre e dei suoi figli con ali, pinne, pelo e fogliame, sembra avviata a proiettarci in un futuro davvero non bello.

Con amore, con rabbia, incrociando le dita…

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