Chi sono i criminali?

Salute e reddito subito

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Una epidemia virale non è un asteroide che piomba sulla terra. La malattia non è un evento evitabile di una esistenza. Come le istituzioni si organizzano per gestire le epidemie e la malattia è invece un terreno discrezionale, che dipende dalle scelte che fa un esecutivo e più esecutivi, piu governi, regionale, statale, europeo. Il modello che deve rispondere dell’attuale situazione è un modello che si è formato per delle precise scelte politiche. Inquinamento, pareggio di bilancio, tagli al welfare, depauperazione delle risorse del sud del mondo, da qualunque parte la si veda, da qualunque parti si cominci a ragionare c’è un solo imputato: la politica delle istituzioni.

Chi fa il pericolosissimo gioco di scaricare sulla piazza responsabilità, di parlare di irresponsabili, di parlare di folle di camorristi, sta clamorosamente sbagliando obiettivo: chi protesta è chi non si può permettere le cure perché senno muore di fame, è chi non si può permettere di scegliere tra diritto alla salute e diritto alla sussistenza. I criminali sono quelli che costringono a questa scelta, i delinquenti sono quelli che con una organizzazione della sanità privata hanno concorso a fare 35 mila vittime di Covid fino a giugno e da fonti autorevoli il bollettino sembra che potrà essere di 500 morti al giorno da novembre senza misure restrittive.

In sei mesi il governo centrale, quello regionale e quello europeo non hanno organizzato nemmeno la politica diagnostica, nemmeno quella territoriale, con l’oscena cronaca di tamponi con file (contagiose), anche per gli immunodepressi e gli invalidi (quanti fanno la chemio? Come fanno a fare i tamponi se mentre fanno la fila anche se non ammalati rischiano di ammalarsi?), asl che non rispondono, medici di base irreperibili. Basterebbe l’incubo, la minaccia di finire in un ospedale campano (medici preparatissimi e infrastrutture indecenti) o in uno di Roma (i reparti per le patologie polmonari croniche in un noto ospedale della capitale sono al terzo piano senza ascensore e non hanno potuto approntare nessun percorso in caso di cumulo tra fibrosi polmonare e Covid, cioè una specie di condanna a morte). In più non c’è stato nessun cambio di passo sulla corsa al suicidio rappresentata dai tagli al welfare, siamo ancora appesi a ipotesi varie, ma nessuna patrimoniale, nessuna redistribuzione del reddito, solo incentivi alle imprese che sembrano essere il soggetto principe di qualsiasi azione economica, prendono soldi e non devono nemmeno garantire che non licenzieranno, che assumeranno chi lavora in nero, che riconvertiranno le produzioni che inquinano.

In questo quadro chi criminalizza la protesta è un connivente di una strage che ha dei precisi responsabili. Il giochetto di togliere legittimità alle proteste dicendo sono criminali, sono camorristi, è davvero un gioco da criminali professionisti. Per i motivi di cui abbiamo detto sopra ma anche per altro, che forse è bene affrontare. La delinquenza organizzata al sud ha nella incapacità dello Stato a offrire garanzie sociali, scuola istruzione e sanità il suo mandante. E questo da sempre. Il corto circuito di senso è dire che chi protesta perché con un lockdown senza sostegno al reddito sarebbe costretto a inventarsi chissà cosa per non morire di fame è un camorrista, significa dare uno schiaffo alla logica.

Se c’è qualcosa di significativo da salvare di questo Covid è che unisce tra di loro quelli che non hanno niente o troppo poco: operai del nord, lavoratori in nero del sud, migranti contro un accentramento della ricchezza nelle mani di pochi che in una circostanza come questi non sono chiamati a una tassazione straordinaria ed ingente. Il Covid crea una linea di separazione tra chi ha e chi non ha. E crea una linea di unione tra le lotte, scuola, istruzione e soprattutto sanità.

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