Cyborg marxiani

Sul Neurocapitalismo

Claire Fontaine, Orgasm Neon (Female) 2009
Claire Fontaine, Orgasm Neon (Female), 2009.

Pubblichiamo un estratto dal libro Neurocapitalismo, Mediazioni tecnologiche e linee di fuga (Mimesis, 2016). Il saggio verrà presentato mercoledì 1 giugno alle ore 18.00 a Esc Atelier Autogestito (via dei Volsci 159, Roma). Insieme all’autore interverranno Benedetto Vecchi e Giuliano Santoro.

 

Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo,
gli uomini si liberano nella mediazione con il mondo
(Freire, 2002)

La mediazione tecnologica è inscindibile dalle origini e dalla storia dell’umanità in quanto parte integrante della mediazione degli uomini con il mondo e quindi della società. Questo libro è dedicato al ruolo invasivo di tale mediazione nelle dinamiche culturali, antropologiche, sociali, politiche ed economiche contemporanee così in bilico fra asservimento ed autonomia.

Non esiste epoca in cui le tecniche non siano state parte essenziale dell’attività umana ed il loro uso non abbia condizionato la vita. Gli ipotetici estremi di questa affermazione possono essere racchiusi fra due scene culto di cineasti e scrittori della statura di Stanley Kubrick, Ridley Scott, Arthur C. Clarke e Philip Dick. L’iniziale, in 2001: Odissea nello spazio, quando una scimmia antropomorfa, ispirata dalla scoperta di un monolito vecchio di quattro milioni di anni, raccoglie per la prima volta un osso per farne un’arma. La finale nel famoso monologo che l’androide Roy Batty recita morendo sotto la pioggia battente nell’ultima scena di Blade Runner: «ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare…»

In una relazione di reciproco scambio le macchine hanno sempre plasmato le soggettività e viceversa. Nell’ancor recente epoca industriale l’automobile e le sue varianti assumono la funzione essenziale di mediazione con lo spazio-tempo. Nell’immaginario collettivo di quel tempo il connubio uomo-macchina ispira entità ibride, correlate con figure mito-logiche o astronomiche come il centauro e il bolide, tanto da diventare il soggetto centrale di uno dei romanzi-culto di quell’epoca, On the road, in cui il famoso rotolo di teletype su cui Jack Kerouac (Kerouac, 2010) lo scrive d’un fi ato nel ’51 si trasforma nel prolungamento simbolico del nastro di asfalto percorso al volante.

Dal punto di vista politico, ancora più incisivo è il modo in cui la soggettività dell’operaio-massa si forgia, in risposta alle forme di organizzazione capitalista della produzione della catena di montaggio fordista. Potremmo continuare con il telefono, la radio o la televisione e gli infiniti esempi di ogni epoca, ma la nostra ipotesi centrale è che la mediazione tecnologica odierna è di un altro ordine, perché diventa il perno del passaggio all’antropocene, ossia l’era geologica attuale in cui l’attività umana ha un’infl uenza globale sull’ecosistema terrestre.

Forse dovremmo addirittura parlare di un postantropocene, dove nell’epicentro stanno le fi gure postumane che si costituiscono nel confl uire delle tecnoscienze e della materia, includendo quella vivente. Figure che, dal cyborg di Donna Haraway (Haraway, 1995) in poi, emergono sempre
più spesso nel dibattito sociologico, filosofi co e culturale, ma con la costante di un uso strumentalmente politico della tecnologia da parte del biopotere. Forse siamo giunti ad un punto di infl essione a cui contribuiscono fattori multipli ove l’Umanesimo, a predominanza eurocentrica, bianca e maschile, nato con l’Illuminismo, è in fase di declino inarrestabile, anche nella sua variante socialista.

Questo declino è cominciato già negli anni Sessanta e Settanta, quando gli estesi movimenti sociali dell’epoca, pur fallendo nel loro intento centrale di rovesciamento politico del capitalismo, che dalla crisi esce invece rafforzato, operano fratture normative irreversibili, da cui emergono singolarità ibride e diversifi cate. Il ciclo di lotte femministe, ecologiche, antirazziste, antimperialiste, anticoloniali, così come quello per la liberazione sessuale, rompe con i dogmi umanisti classici e viene definito per opposizione antiumanista.

La mediazione tecnologica odierna non si limita più ad esercitare un’influenza crescente, ma integra la materia nell’insieme dei processi vitali che vanno dall’hardware genetico al software affettivo. Questa tendenza è alla base delle teorie del postumano o del transumano come un cambiamento di paradigma di grande portata ed attualità.

L’ipotesi di un Postumanesimo, come superamento definitivo dell’Umanesimo stesso, declinante e prolungamento dell’anti-Umanesimo, è senza dubbio affascinante. Non possiamo però dimenticare il dominio che da ormai più di trentacinque anni (un’età adulta) è esercitato dal modo di regolazione neoliberista, generatrice, fra l’altro, delle forme contemporanee di sottomissione della vita al potere della morte, secondo la defi nizione di «necropolitica» datane di A. Mbembe (Mbembe, 2014). Un comando che dopo aver inglobato le socialdemocrazie riformiste, pare più minato dalle conseguenze della sua politica, quali l’impoverimento di molte popolazioni, le guerre e soprattutto il degrado ecologico diffuso, che non dai sussulti di movimenti ciclici.

In tale contesto non c’è nessuna garanzia e nemmeno pochi indizi veramente tangibili che il «postantropocentrismo postumano» (Braidotti R., 2014, p. 63) possa assicurare di per sé l’emergere di un’etica che eviti il difficile futuro a cui siamo destinati se continuiamo nella direzione attuale dominata dalla razionalità economica neoliberista. Per evitare di lasciarsi prendere da un eccessivo scoraggiamento o da un altrettanto ingiustifi cato ottimismo ci siamo riproposti d’esaminare nel seguito il processo di formazione delle nuove soggettività non solo nel contesto dell’accelerazione tecnologica, ma anche et in primis in quello politico del capitalismo attuale: il capitalismo cognitivo.

Sorgono anche altre questioni a cui cercheremo di portare delle risposte. In qual modo e da chi le mediazioni operate tramite le tecnologie bioipermediatiche e biogenetiche possono essere usate per imbrigliare o liberare le energie del corpo sociale? Quali produzioni di soggettività esse generano? Siamo sempre più lontani dalle dicotomie e dalle separazioni dell’era industriale in cui era facile mettere da un lato i mezzi di produzione del capitale fisso e dall’altro quello variabile ed il lavoro vivo.

Anche se si concorda sul fatto che una parte del capitale fi sso è ormai costituito dal know-how tecnico generalizzato resta da risolvere l’equazione di mediazioni tecnologiche che generano soggettività ibride in cui i vecchi concetti marxiani rischiano di essere oggi diffi cilmente applicabili. Da qui nasce un ulteriore interrogativo: disponiamo oggi degli strumenti concettuali adeguati per analizzare ed agire politicamente in questo contesto? Per esempio: le categorie marxiane di sussunzione formale e reale possono funzionare immutabilmente in un mondo in cui soggetti, procedure, relazioni e contenuti cambiano natura?

Un’intervista a Giorgio Griziotti a cura di Officina Multimediale

 

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