I costruttori della città meticcia

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Laura Cazzaniga, Pietre alla deriva in cerca di altri approdi (2015), MAAM - Museo dell'Altro e dell'Altrove.

Dove vivo? Qual è la mia città? Quante volte mi sono fatta questa domanda senza riuscire a darmi una risposta. La città è un luogo complesso e contraddittorio, leggerla e definirla è molto difficile. La percorro e la osservo prestando attenzione ai colori, ai materiali, ai suoni, a tutti gli odori che si fondono, alle persone che incontro. Voglio che nulla mi sfugga di ciò che appare ai miei occhi, cerco di riconoscere la bellezza, nascosta in un territorio che accumula rovine, detriti, spazi abbandonati. La mia città ha smesso da tanto di essere costruzione collettiva per diventare territorio a disposizione della rendita finanziaria. Dietro le parole recupero e riqualificazione del tanto abbandonato che c’è si nascondono operazioni di gentrificazione che producono esclusione. Roma è meravigliosa e terribile, da odiare mentre suscita ammirazione e disprezzo, accettazione e rifiuto. Tutto contemporaneamente.

Roma a volte ti sorprende, come quando scopri che è stata capace di costruire un’altra città, attraverso gli spazi occupati, attraversati da molteplicità che hanno realizzato nuove strutture sociali della vita quotidiana. Sono esempi di rigenerazione urbana capaci di opporsi alla mancanza di infrastrutture e servizi attraverso sperimentazioni sociali e culturali che hanno segnato il percorso di resistenza all’esclusione sociale. Metropoliz – Museo dell’Altro e dell’Altrove – è uno di questi. Uno spazio abbandonato fatto rivivere dalla capacità del protagonismo sociale di fare territorio e di dare voce alla passione collettiva del voler essere costruttori di città meticce.

Senza Metropoliz Roma perderebbe un esperimento che ha dimostrato che ci si può opporre alla profonda mutazione culturale che ha cancellato il ricorso alla costruzione di un forte immaginario collettivo nella definizione dell’abitare. Attraverso la rigenerazione artistica e poetica si è costruita una comunità capace di generare bellezza all’interno dello spazio metropolitano, diventando specchio delle molteplicità che lo abitano e capace di restituirne la complessità e le diversità.

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