Vivere è il carnevale dell’Essere

Alcuni appunti e un’intervista sulla nuova opera di Adi Newton

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Nel Seicento è un terzo tipo di mostruosità, mi pare, ad essere privilegiato: quello degli ermafroditi. È attorno agli ermafroditi che si è cominciata ad elaborare la nuova figura di mostro che apparirà alla fine del XVIII secolo e funzionerà all’inizio del XIX secolo. (…) Troviamo, ad esempio, nel 1599, un caso di punizione di un ermafrodito condannato come ermafrodito e, a quanto pare, senza che vi fosse niente altro tranne il fatto che era ermafrodito. Si tratta di un certo Antide Collas. (…) I medici, dopo una visita, conclusero che possedeva veramente i due sessi. Ma i due sessi, dissero, erano la conseguenza di rapporti satanici. I rapporti con Satana, infatti, avevano aggiunto al suo sesso primitivo un secondo sesso. Sottoposto a interrogatorio, l’ermafrodito confessò di aver effettivamente avuto rapporti con Satana e fu bruciato vivo a Dole (Francia) nel 1599.
(M. Foucault, Gli anormali). 

«I mostri sono sempre con noi» chiosava tempo or sono Carlo Ossola in una mirabile recensione al Monstrorum historia di Ulisse Aldrovandi, filosofo e umanista rinascimentale che interpretò in modo originale e fantasioso il perfezionamento delle scienze naturali tra il XVI e il XVII secolo. L’affermazione di Ossola ha certamente alcuni fondamenti di verità, ma non sarebbe più corretto e inquietante domandarsi, oggi, quali mostri sono ancora con noi? Nella nostra modernità infetta, in tempi di bunker con mura d’acciaio mentale spesse novanta psico-centimetri (grazie Prof. Bad Trip!), una prima scheggia iperbolica della realtà malata ci schizza addosso dall’Apocalisse tardo-novecentesca di Haring e Burroughs. È una quotidianità allucinata e rovesciata, quella del graffitista e dello scrittore beat, nella quale «gli elettrodomestici si ribellano: le lavatrici strappano i vestiti agli ospiti, gli aspirapolvere urlanti succhiano il trucco, le parrucche e i denti finti, e gli attrezzi da giardino sfrecciano nella festa impalando gli ospiti che, usati come fertilizzanti, vengono fatti a pezzi da industriose accette giapponesi».

Eppure, l’attuale Apocalisse è desertica, non sfreccia ma striscia, è lenta e vischiosa, non terrorizza più ma trasforma rasentando anime e spazi poiché, come afferma Paul Virilio in colloquio con Enrico Baj «avvertiamo tutto questo ma non siamo inquieti, siamo pronti ad affrontare ogni cosa». Siamo dunque già oltre Burroughs. Non ci sono più ospiti e feste nei nostri bunker. Macchine e mostri invece sì, sono sempre con noi, inchiodati e saldati nel nostro immaginario di Modernità occidentale fin dai primordi del romanticismo, trovando nel Dr. Frankenstein e nella sua creatura la coppia performante dei nostri incubi prometeici preferiti, «la mostruosa forza della vita dinanzi al desiderio del mostro». E, a suggello di questa freakytude ottocentesca, chiuderanno il secolo industriale sia le tinte forti vittoriane dell’uomo che si «distacca a fatica dal regno animale», ovvero l’Elephant Man, sia la caricatura grottesca, parigina e post-comunarda, di Père Ubu, la celebre ventraglia da palcoscenico creata dal filosofo patafisico Alfred Jarry. Proprio Jarry ritorna centrale, nel nostro brogliaccio di appunti, grazie al visionario connubio proto-TAGC di tecnica planetaria e teratologia del futuro, ambedue situate nel Teatro de’ cervelli ubuesco.

Teatro paradossale, quello di Jarry, in scena con le macchine di decervellamento al limite del demoniaco e l’oscuro Toro, l’animale-prodigio calato nella fossa sacrificale a sublimare l’unione sotterranea del taurobolio pagano e della macchina magica succhia-neuroni che sfracella nobili, giudici e finanzieri. Adi Newton e i suoi TAGC / The Anti Group, tecno-patafisici odierni, partono da qui, da questa fossa-laboratorio macchinico-aliena e da questi personaggi di «dispettosa maraviglia». L’equivoco spontaneo e primitivo del «mostro» serve a Newton per documentare che i Naturae lusus – gli «scherzi di natura» – non sono che «il modello ingigantito, la forma dispiegata, dai giochi della natura, delle minime irregolarità possibili» e, termina Foucault, «il mostro è il grande modello di tutte le piccole deviazioni».

Nella sua ultima opera racchiusa in libro e Usb card, Meon III – Transmission from the Trans Yuggothian Broadcast Station, terza serie audiovisiva di «ricerche meontologiche» iniziate già nella seconda metà degli anni Ottanta del Novecento, Adi Newton è partecipe e avvertito delle «nuove figure privilegiate di mostri» che una società così satura di magia digitale e stregoneria cibernetica (Stephen Pfohl) progetta e produce. Il sistema d’ordine dello Spettacolo le ha già politicamente individuate: cyborg, alieni transeunti, fanta-zombie, androidi, individui transgenici, xeno-specie intelligenti ed entità al silicio algoritmicamente variegate.

Ma a sorpresa, la risposta teratologica e speculativa che Adi Newton fornisce in Meon III spiazza. Egli, infatti, propone come figura post-plutonica terrificante un Mostro al Cubo, muto, occulto ed eterno: il Vuoto patafisico. Questo Vuoto, il Non-Ente, è l’epifenomeno di Alfred Jarry, ovvero l’Essere del Pensiero – il «mostrar-si del fenomeno» scrive Deleuze in Critica e clinica (1996) – che precede a velocità infinita ogni «vita abitata» e ogni forma fra la nuova e l’antica, chiamando a «sacra congiura» una linea di pensiero mostruosa e sodomitica che corre da Jarry, Artaud, Deleuze e termina con Grant, Bertiaux e Beth. Le visionarie risposte concepite da Newton, evocate nei film rituali e ipnotici dell’anti-gruppo TAGC, costituiscono una nuova potenza artistica e concettuale situata eroticamente e cabalisticamente tra Georges Bataille, Alfred Jarry e Nick Land. Meon III, inteso come capolavoro audio, visivo, letterario, è da considerare, allora, quello spazio siderale in cui l’Evento e il Mostro de/formano l’Uomo del Futuro, e il Sacro, il Pensiero e la Tecnica intrecciano in un ‘caleidoscopio mentale iridato’ il pensiero occulto del XX e XXI secolo, il piacere della sorpresa coloristica e pittorica del surrealismo più eretico, e le meraviglie della fantascienza, sonica e letteraria, oltre Lovecraft, Psychic TV e Nolan.

Abbiamo colto l’occasione, grazie ad una recente Zoom Conference, per porre alcune domande riguardanti la «trasmissione meontologica trans-plutonica» direttamente ad Adi Newton, già voce inquieta e struggente di Clock DVA, uno dei migliori prodotti della comunità albionica di musica industriale di metà anni Settanta del Novecento, a ridosso del punk e del post-punk, e ora estensore patafisico-teratologico di questa saga fantascientifica sonora:

La trilogia di Meontological Research Recordings copre 35 anni di ricerca e sperimentazione. È iniziata con Record 1 (Sweatbox 1987), proseguita con Record 2 Test Tones (Side Effects 1988) e termina, momentaneamente, con Meon III – Transmission from the Trans Yuggothian Broadcast Station, la cui gestazione iniziale risale al 2009-2010. Vuoi parlarci delle origini e dello sviluppo del progetto?

Le Meontological Research Recordings (MRR) sono iniziate dall’ interesse che nutro per il lavoro di Michael Bertiaux (occultista americano contemporaneo) e l’idea di un sistema di pensiero patafisico basato sulla filosofia di Alfred Jarry. In particolare, il nuovo lavoro è imperniato sui concetti che egli ha sviluppato nel romanzo Gesta e opinioni del Dottor Faustroll, patafisico. All’interno delle M.R.R. la ricerca riguarda anche idee e connessioni con il suono, come nei riti magici, con i suoi aspetti fisiologici e psicofisici. Tra il 1985 e il 1988 abbiamo sviluppato un certo numero di opere meontologiche relative a suoni e film utilizzati nelle esibizioni dal vivo. Molti degli esperimenti di quel periodo non sono mai stati resi disponibili al pubblico, e come Armcomm e Rizosfera stiamo progettando un nuovo libro e USB che raccolga in futuro le opere complete di Meon I & II con tutta l’ampia ricerca che abbiamo fatto a questo proposito. Nel 1988 ho iniziato a lavorare di nuovo con il moniker di Clock DVA, ed è solo dal 2009 che ho ripreso ad occuparmi del terzo progetto meontologico. Questa nuova opera ha comportato un ulteriore sviluppo operativo attraverso il Meon Cube, cioè un multischermo a 4 lati, semi trasparente, che abbiamo utilizzato per la proiezione dal vivo con suono surround. Si tratta di una modalità audiovisiva innovativa: è una proiezione e un audio in ambisonics (sistema che permette una rappresentazione spaziale delle informazioni sonore il più realistica possibile) che migliora la trasmissione del suono e dell’immagine tramite la proiezione di film, tracce audio e alcuni testi che sono alla base della ricerca su cui il progetto si è sviluppato.

L’opera che hai realizzato nell’arco di oltre 10 anni (2009-2021) ruota attorno ad alcuni concetti chiave, uno dei quali, il più esoterico, riguarda la Meontologia, che si potrebbe definire come la «teoria del Meon». Qual è il significato che attribuisci alla Meontologia e cos’è il Meon?

Michael Bertiaux descrive il Meon come un abisso, «il regno congelato del nulla». Tale abisso è l’analogia cosmica tra l’infinitamente vicino e l’infinitamente fugace, in termini di infinito, durata e lontananza: tra i pensieri, è il più sottile e impercettibile vuoto che produce la consapevolezza ipersensibile, un’improvvisa intuizione del vero substrato dell’essere. Solo quest’ultima è la Realtà, l’unica realtà, ed è il non-essere – la fonte noumenica da cui nasce il mondo dell’apparenza. In un certo senso, il non-essere lo possiamo considerare come un fenomeno patafisico, l’Epifenomeno, esistente al di fuori del sapere ontologico: riguarda la Magia, che a sua volta riguarda l’immaginazione e la volontà dell’immaginazione creativa.

Il termine Meon, di origine ebraica, significa «la dimora celeste», una metafora religiosa per indicare la vagina. Nell’Antico Testamento ebraico, il Beth-Baal-Meon era il Tempio in cui risiedeva Baal. Secondo uno studioso di mitologia, l’inglese Thomas Inman, il Beth-Baal-Meon era un tempio di riti lascivi. Nell’occultismo contemporaneo, ad esempio in Kenneth Grant, la connessione con Ma-Ion avviene attraverso il significato metafisico del termine Meon, che indica la dimora degli Dei Esterni, che stando allo scrittore Howard Phillips Lovecraft sono entità che si trovano ai confini del sistema solare, al di là dell’Albero della Vita (l’Albero della Vita è un simbolo-chiave dei poteri occulti in ambito magico), e da quegli spazi profondi esercitano la loro influenza sulla Terra. Meon è anche un’espressione che usano gli adepti del Culto del Serpente Nero per denotare l’Universo B (l’universo supplementare) che è il riflesso dell’Universo A (l’universo conosciuto). Meon significa dunque «dimora» o «abitazione».

Il secondo concetto chiave è «Yuggoth», oppure yuggothiano, che nasce in ambito letterario (Lovecraft). Cosa sono le «trasmissioni trans-yuggothiane», qual è il loro obiettivo e quale messaggio portano con sé?

I termini Yuggothian e Yuggoth provengono dal celebre grimorio, e pseudobiblion, di Lovecraft Necronomicon: è il nome dato a Plutone in qualità di pianeta più lontano dal Sole e di guardiano dell’universo conosciuto oltre il quale si trovano le forze trans plutoniche. Per Trans Yuggothian mi riferisco a quelle energie magiche che sono al di fuori dell’orbita del pianeta Plutone, e che sembrano quindi provenire dalla fascia gravitazionale situata tra il sistema solare e lo spazio interstellare. Per gli atti magici questa è la zona più potente del nostro sistema solare essendo la porta verso l’aldilà o verso altri sistemi. Nel libro Cults of the Shadow di Kenneth Grant (p. 188) si parla di «stazione di trasmissione trans-yuggotiana». Hector-Francois Jean-Maine, il vescovo franco-haitiano della Chiesa Gnostica Neo-Pitagorica, indica nella dimensione trans-yuggothiana «la vera fonte del nostro sistema magico, i cui primi medium erano sacerdoti voodoo haitiani». Per questo motivo, nell’ambito di un certo occultismo contemporaneo si può affermare che le pratiche magiche si siano sviluppate dal lavoro di ricerca esoterica che è stato avviato da occultisti haitiani. Per chi volesse approfondire l’argomento magick-voodoo i riferimenti più completi si possono trovare nel testo di Michael Bertiaux The Voudon Gnostic Workbook nel quale vi sono molti dettagli sulle trasmissioni trans-yuggothiane.

Nel 2012 con il tuo gruppo techno-esoterico TAGC hai partecipato a un Tribute per James Graham Ballard (1930-2009) che si è svolto nel celebre club Paradiso di Amsterdam. In un certo senso, la nuova opera Meontological Research Recording III può essere considerata un’opera di fantascienza, o meglio un’opera di fantascienza sonora o sonic fiction, come amano definirla alcuni accelerazionisti come Kodwo Eshun. Quanto è stata determinante la fantascienza inglese del XX secolo, da Ballard a Moorcock, per la tua formazione personale? E in che modo la fantascienza ha influenzato direttamente lo sviluppo sonoro dei tuoi progetti elettronici in Clock Dva e TAGC, e, in particolare, in Meontological 3 – ad esempio il brano che apre l’opera, Yuggothian Transmission Wavelength 10-40-56?

Sicuramente la fantascienza è stata molto importante per me, per lo sviluppo del mio pensiero come mezzo per prevedere le possibilità future. Il lavoro di JG Ballard, Olaf Stapledon, Philip K Dick, Clark Ashton Smith, HP Lovecraft, e altri, hanno avuto un grande impatto su come guardo le cose. Fin da bambino sono stato attratto dalla fantascienza, in primo luogo da film che hanno avuto su di me un forte impatto. Il lavoro degli anni Cinquanta del regista americano Jack Arnold, in particolare, è stato molto importante: i suoi film come The Incredible Shrinking Man (1957), o It Came from Outer Space (1953), o The Space Children (1958) mi hanno sempre impressionato. Inoltre, sono stato influenzato dalla fantascienza classica, film come Them!, regia di Gordon Douglas (1954), The Thing from Another World, regia di Christian Nyby e Howard Hawks (1951), Invasion of the Body Snatchers, regia di Don Siegel (1956), The Day the Earth Stood Still (1951). Pure la fantascienza britannica è stata una fonte preziosa di ispirazione grazie a film come Quatermass and the Pit, regia di Roy Ward Baker (1967), la commedia televisiva The Stone Tape (1972), gli adattamenti televisivi tratti dagli scritti dello sceneggiatore Nigel Kneale come la serie tv Quatermass (1979), e gli adattamenti cinematografici tratti dal romanzo fantascientifico Midwich Cuckoo (1957) dello scrittore britannico John Wyndham: mi riferisco a film come The Village of the Damned, regia di Wolf Rilla (1960), e in particolare il film Children of the Damned, regia di Anton Leader (1964), nel quale i bambini costruiscono un organo infrasonico per uccidere i soldati e le autorità che sono venute per distruggerli. Le tante serie TV fantascientifiche degli anni Sessanta e Settanta, con straordinarie colonne sonore, come la prima serie di Doctor Who (1963-1989) con i suoni sorprendenti della BBC Radiophonic Workshop, The Outer Limits (1963-1965), Night Gallery (1970-1973), Children of the Stones (1977) sono state altrettanto essenziali per la mia formazione. Non mi rimane che citare tre capolavori del cinema di fantascienza del Novecento che hanno un’enorme influenza, non solo su me stesso, ma su una moltitudine di artisti: The Andromeda Strain, regia di Robert Wise (1971) con una splendida colonna sonora di Gil Mellé, 2001: A Space Odyssey di Stanley Kubrick (1968) e A Clockwork Orange (1971) sia il film che il romanzo distopico-futurista di Anthony Burgess. Ho citato solo alcuni artisti, film drammatici e opere all’interno del canone fantascientifico, ma è l’intero genere che esercita un fascino enorme su di me; in particolare, sono i cosiddetti film psicotronici (oscuri film di fantascienza, horror, mistero, termine coniato nel 1980 dal critico statunitense Michael J. Weldon), che è un sotto-genere cinematografico che ha una portata enorme grazie ad opere fantastiche che guardano oltre il pensiero convenzionale ed esplorano concetti molto radicali. Il mondo dell’arte influenza ed è influenzato dalla fantascienza – Futurismo e Costruttivismo, Bauhaus e il Minimalismo sono solo un esempio – ma forse è più nelle forme di architettura e design del XX secolo che si coglie questa influenza reciproca, in particolare in ciò che viene definito Brutalismo e Neo Brutalismo.

Uno dei temi principali di Meon 3 è il rapporto tra intelligenze aliene ed extraterrestri e i culti rituali dell’esoterismo della seconda metà del XX secolo. Questo fatto rappresenta una svolta singolare verso il superamento dell’Uomo, in particolare per l’Arte e la Musica, verso il Grande Altro. In Occidente, il Sacro era connesso al Cosmo ultraterreno attraverso le religioni e attraverso il rapporto con gli Dei. Ma ora, oltre le barriere del sistema solare, la tua opera suggerisce che ci troviamo di fronte a entità mitopoietiche che sono potenti intelligenze pre-umane… Qual è allora il nuovo ruolo della Musica e dell’Arte, secondo la prospettiva extraterrestre del Grande Altro o degli Antichi/Grandi Antichi di Lovecraft?

Se si guarda a ritroso nel tempo, possiamo vedere la prova assoluta di un approccio spirituale nella coscienza umana che data dalle prime culture e civiltà, le quali escogitarono metodi e tecniche per raggiungere stati trascendentali mediante l’uso di musica e droghe psicotrope, usate in rituali e cerimonie di invocazione, e in forme di riti magici. Ciò è la prova che in varie parti del mondo le prime culture umane conoscevano la psicoacustica e l’uso di armonici utilizzati in luoghi vuoti e in caverne, e in spazi a volte, progettati per migliorare l’uso della vocalizzazione di suoni linguistici, con parole che costruiscono mantra progettati per creare stati di alterazione che, a loro volta, consentono visioni e connessioni a regni extra dimensionali. L’argomento è stato studiato dalla ricerca archeoacustica che ha determinato che alcuni spazi sacri miglioravano le proprietà acustiche poiché rendevano possibili risonanze e frequenze utilizzate nella produzione di suoni rituali. In ogni parte del mondo ci sono esempi di forme artistiche riferibili a un periodo addirittura precedente all’organizzazione della religione che riguardano la cosmologia stellare. Probabilmente uno dei collegamenti più importanti al sacro è la tribù Dogon del Mali, in Africa, che ha conoscenza del sistema stellare di Sirio e conoscenza dei suoi pianeti e degli schemi di rotazione delle sue stelle nane bianche Sirio A e B, le quali sono invisibili all’occhio umano, e rilevabili solo da strumenti radioastronomici. Ciò sarebbe stato possibile solo a partire dalla loro invenzione negli anni Cinquanta del Novecento, ma i Dogon conoscevano già l’esistenza delle stelle invisibili, e le descrivevano anche come materia superdensa, sebbene questo fatto sia stato ampiamente dibattuto nel mondo accademico, e ritenuto controverso. Inoltre la loro cosmologia include la visita di esseri ultraterrestri, e altri concetti che precedono la conoscenza occidentale. TAGC ha realizzato un album, Digitaria (1986), una produzione ambisonica frutto di ricerche approfondite, in cui esprimo il mio assoluto interesse al sistema di pensiero e alla cosmologia del popolo dei Dogon. Il mistero della stella Sirio è complesso, e allo stesso tempo antico e centrale per le pratiche magiche, e per molte culture dell’occulto. Un buon testo accademico riguardo le credenze spirituali dei Dogon e la loro conoscenza cosmologica è Le renard pâle di Marcel Griaule e Germaine Dieterlen (1965). Nel campo dell’occulto, l’argomento viene trattato nel libro The Sirius Mystery di Robert KG Temple (1976) e nelle antologie di scritti di Kenneth Grant e Michael Bertiaux. Le credenze spirituali della religione Yazidi sono influenzate, anch’esse, da una cosmologia stellare di credenze e idee molto complesse. Attraverso questi brevi esempi, abbiamo già significazioni evidenti per affermare che c’è qualcosa di molto profondo e antico nella nostra conoscenza umana; le credenze in questi sistemi di pensiero, nel tempo, si sono sviluppate in modo esponenziale, e la serie Meontological di TAGC sta indagando ed esplorando queste idee con opere sonore e visive. La mia speranza è di fornire con l’opera Meon 3 una porta d’ingresso verso questi mondi permeati dal sacro per coloro che sono interessati ad esplorare ulteriormente l’argomento ma, poiché è impossibile insegnare ciò che non è insegnabile, con Meontological Research Recording III spero unicamente di fungere da ispirazione, e da punto di partenza per promuovere la ricerca personale del singolo individuo.

Adi Newton – Foto di E. Gabriel Edvy (2021).

L’ultima domanda riguarda il rapporto tra la cultura digitale e il mondo magico. Un leitmotiv della tua sound art. Molto di ciò che è stato ottenuto dalla scienza odierna è stato sottratto alla narrativa della magia (voli, istantaneità, previsioni-predizioni, super poteri, smaterializzazioni). Tuttavia, la scienza nomade e outsider, e in particolare il mondo cibernetico, ha ancora un rapporto diretto con il magico, l’abisso e la profondità più oscura. Perché?

Penso che ciò sia dovuto al fatto che la maggioranza degli esseri umani crede e ha creduto nel tempo al concetto fondamentale dell’Anima, o dello Spirito, come elemento integrante della vita e dell’emozione. L’idea della Psiche sembra essere sempre esistita, sin da quando la coscienza umana si è sviluppata. L’occultista inglese Charles Stansfeld Jones ha collegato la nascita e lo sviluppo dell’evoluzione fisica e l’abilità della parola e della lingua con lo sviluppo sessuale e psichico dell’evoluzione umana, e con la formazione di credenze magiche. Burroughs allude alla Parola come virus, e recentemente alcuni esperimenti scientifici si sono svolti per dimostrare che la parola, o il mantra ripetuto, può influenzare direttamente il sistema biologico-fisiologico. Le indagini del barone Karl Ludwig von Reichenbach (1845) proposero una nuova forza imponderabile, alleata del magnetismo. Egli pensava fosse un’emanazione della maggior parte delle sostanze, una sorta di “principio vitale” che permea e collega tutti gli esseri viventi. A questa manifestazione vitalista ha dato il nome di «forza Odica», tesi ovviamente rigettata dalla scienza tradizionale. Più tardi Wilhelm Reich ha studiato l’energia che è presente nella fisiologia sessuale umana, che ha chiamato Orgone, una forma di energia bioelettrica che è anche presente in tutta la natura – sebbene Reich sia stato oggetto di discredito, ma rimane ancora una forza pionieristica nel campo della Psicologia. Molte credenze e teorie spirituali e cosmogoniche si sono sviluppate in tempi remoti ma continuano a espandersi. Continua, il mondo spirituale, anche nell’attuale società cyber e nelle tecnologie dell’attuale era dei computer. L’avvento dell’IA ha dato origine all’idea di coscienza della macchina, e a ricerche sulla coscienza, e le neuroscienze attualmente in fase di studio, stanno rivelando sempre più connessioni e sviluppi ulteriori nella nostra comprensione della mente. Le recenti scoperte archeologiche degli enigmatici monoliti costruiti circa 11.500 anni fa a Göbekli Tepe (Turchia) stanno sfidando i preconcetti sulla cultura preistorica sin dalla loro scoperta negli anni Novanta. La monumentalità del complesso e la ricchezza della sua iconografia testimoniano la costruzione di un tempio avente uno scopo rituale.

Come ha scritto il giornale israeliano Haaretz «l’identificazione del motivo geometrico nascosto nei massicci pilastri a forma di T rafforza l’interpretazione di Göbekli Tepe come luogo di culto. Sappiamo che all’inizio delle società culturali organizzate le idee spirituali erano presenti e rappresentate nell’arte e nel rituale». E le affermazioni che gli indigeni australiani sono la più antica civiltà che ha continuato a svilupparsi sulla Terra sono state sostenute dal primo studio approfondito del loro DNA, che fa risalire le loro origini a più di 50.000 anni fa. Per molti versi la ricerca di materializzare e comprendere l’anima, lo spirito nella sua relazione con il mondo, e la cosmologia esterna è ancora in corso, ma è aiutata ora dalla ricerca e dallo sviluppo della tecnologia. Il ruolo della Magia come forma di energia è ancora in corso ed è molto vivo nella proiezione dell’immaginazione. La tecnologia è vista come uno sviluppo, e un’ulteriore e più profonda comprensione, degli spiriti umani che hanno bisogno di indagare ulteriormente il velo dell’esistenza – ma ogni progresso accelera una nuova possibilità che noi percepiamo solo attraverso misurazioni e scale che escogitiamo. Mentre l’infinito e l’infinitesimale diventano sempre più grandi, è fondamentale per la Coscienza Umana cercare di vedere schemi o forme schematiche, e indagare e immaginare possibilità, cercare risposte che, forse, sono sempre oltre la nostra forma di coscienza.

Siamo gli schiavi della necessità, come credeva De Sade, o ci conformiamo all’Algebra del Bisogno di William Burroughs? Siamo ancora divisi tra mente e corpo come Il fantasma nella macchina di Gilbert Ryle o puntiamo dritti al Punto Omega di Pierre Teilhard de Chardin? Ancora, ci evolviamo verso una Coscienza Cosmica condivisa come descritta da Richard M. Bucke? Qualunque sia la nostra evoluzione potenziale, la magia e l’immaginazione saranno centrali in essa.

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