Dalla parte del torto

Come agisce il potere sovrano dopo il suo funerale

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MP5, Deep dive, 2016

A Ventimiglia una manifestazione prova a disseppellire il senso delle cose che la morte di innumerevoli persone (siamo al dramma dell inconteggiabilità delle cifre) si è tirata dietro nell’abisso del mare dove non c’è luce e non c’è parola.

L’astuzia con la quale la legge copre il potere di far morire le persone, che rientra incredibilmente tra i poteri più esercitati dagli Stati europei in via di smantellamento, è barbarica e ci lascia interdetti: noi che abbiamo sempre pensato che la legge non è giustizia ci troviamo sorpassati, e di gran lunga, da procure ed esecutivi, pronti a dare alla Libia il controllo totale sul mare: è legale non soccorrere invece di soccorrere, è legale non far attraccare invece di aiutare, è legale vagliare, secondo la circolare di Matteo Salvini, persino i casi di minori e donne incinte con grande scrupolo per evitare di elargire permessi di soggiorno umanitari con troppa facilità. Come se già il solo fatto di aver attraversato un mare dopo aver attraversato un deserto, al netto di violenze e detenzioni, non sia già un titolo legittimante.

Possiamo ancora dire che è colpa di Salvini? Di Orban? È colpa nostra, che non siamo riusciti a capire che il tracollo delle socialdemocrazie ci avrebbe portato tutti alla deriva. E questo è il meno, perché, per iconteggiabili corpi, la deriva non è nemmeno più una opzione.

Forse non ci è più tanto chiaro il corso delle cose. Persi come siamo stati nell’analisi della situazione globale, con tutto il tempo speso al funerale della sovranità, mentre facevamo schizzi sul tenero quaderno dell’Europa che vorremmo, i governi (di centro-sinistra) inventavano i centri di identificazione ed espulsione, nasceva il reato in assenza di condotta, il reato di clandestinità, che si può anche definire un reato di esistenza.

Poi le cose peggioravano, i morti crescevano, gli accordi con i torturatori libici venivano sdoganati, le socialdemocrazie europee portavano a termine l’incredibile processo dell’autofagia, mangiare se stessi e la propria quota di rappresentanza, poi i cancelli di Orban poi la Turchia ad assicurare all Europa che chi non era morto in guerra ad Aleppo non sopravvivesse alla fuga. Poi gli sgomberi dei palazzi occupati dai migranti, fino alla follia di questi giorni, i porti chiusi.

Dove siamo noi? Questa volta di certo dalla parte del torto.

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