Desiderio e liberazione

In margine alle sculture di Luca Galassi

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Dopo anni in cui ha fatto il giornalista e il documentarista, Luca Galassi ha deciso di guardare al mondo in un altro modo: con uno sguardo onirico, trasfigurato, che ha preso corpo in una serie di sculture marine. A un primo sguardo le sculture possono sembrare esempi di un’estetica steampunk. Ma c’è molto di più. Che ha che fare, probabilmente, anche con quello sguardo documentarista che Galassi è stato, ed è. Anche adesso quel che fa è astrarre elementi dal margine del mondo, e rimontarli.

Galassi prende gli scarti metallici del nostro mondo, e ricompone i frammenti in pesci. Simulacri di una memoria, certo, di un’origine – l’origine di tutti noi animali. Ma soprattutto l’espressione del desiderio, della dimensione fluida della vita, di un divenire senza confini, di una interminata transizione.

Galassi parte dai frammenti di una civiltà in frantumi, e lo fa fin dal suo primo gesto creativo, inscritto, come una dimensione performativa, nella materialità dell’opera: va a recuperare materiali che cerca nelle case abbandonate, nei mercati delle pulci, nelle officine, nei garage. Sono opere che nascono dai luoghi dello scarto, del margine del visibile. Prende oggetti come parafanghi, marmitte, coltelli, vassoi, strumenti musicali, orologi… li strappa al loro uso, alla loro funzione civile, a cui la civiltà tecnologica li aveva destinati – li libera, e ne fa puro segno, senza scopo.

Ne fa pesci. Pesci che ci cantano desiderio e liberazione. Ma che, allo stesso tempo (ed è questa la loro forza), fanno segno anche all’impossibilità attuale di questa liberazione: la fluidità è lì, ossificata in metallo, come una farfalla trafitta da uno spillone. È come se, oltre alla liberazione, quei pesci ci dicessero la malinconia di una lontananza. La lontananza dalla dimensione fluida della vita che siamo, e che non riusciamo a essere. Sono pesci che nascono da una liberazione, sono liberazione in atto, ma una liberazione che è solo allo stato nascente. E sta in questa contraddizione, che si esprime nei materiali, nel loro uso e dis-uso, la bellezza e la forza di queste opere.

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