Come il patriarcato finì per diventare favola

Appunti per un dizionario delle amanti

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Tomaso Binga, Bianca Menna e Tomaso Binga. Oggi spose, 1977, fotografia (2 elementi), cm 19x13cad.

Già nelle prime pagine degli Appunti per un dizionario delle amanti – edito da Meltemi nella collana Culture Radicali curato dal Gruppo Ippolita – non si può fare a meno di notare un’assenza assordante, quella dell’uomo. Un’assenza che non ha la violenza dell’eliminazione del maschio, assertiva e definitiva, ma ha l’eleganza del tacerne, come se il genere maschile piuttosto non fosse mai esistito, insieme al concetto stesso di genere. Ancora più stupefacente è l’assenza della donna, che compare soltanto alla voce femme/donna (al singolare) come soggetto che non volendo più identificarsi nelle amazzoni, da cui hanno avuto origine tutte le amanti, ha deciso di riconoscersi esclusivamente nella funzione generatrice, perdendo quindi l’originaria completezza attribuita alla parola, e assumendo soltanto il ruolo di madre.

Le vere protagoniste del libro, scritto a quattro mani da Monique Wittig e Sande Zeig, sono le amantes/amanti (al plurale), esse vivono/amano in comunità, tribù, popoli, spinte da un violento desiderio delle une per le altre. Amare e vivere per loro coincidono. Non c’è erotismo, al contrario è ovunque.

Fatta deflagrare la dialettica uomo-donna crolla l’intero ordine costituito. La storia non può più essere raccontata allo stesso modo. Il tempo si conterà in età che si susseguono in maniera abbastanza confusa e incoerente, in quella che si continua a chiamare storia ma ha perso ogni pretesa di unità e verità, mentre lo spazio si ridisegnerà nelle geografie tracciate dagli spostamenti delle amazzoni. Sarà necessario inventare una nuova tradizione, con un vello d’oro che non conosce gli argonauti ma soltanto le amazzoni di Orfiria, un’America che verrà riscoperta e chiamata il “paese delle amanti”, un Graal che avrebbe raccolto il sangue di Orizia, o secondo altri di Saffo. Saffo che è il cardine di un’intera tradizione al pari di un Socrate o un Gesù Cristo, allo stesso modo mitica e imprescindibile, e forse per questo taciuta nella sua voce del dizionario, lasciata interamente bianca.

Il progetto di (ri)costruzione della storia (con la s minuscola) delle amanti, trova negli Appunti la forma di un dizionario che mette insieme le parole che meglio la raccontano. Bisogna quindi affidarsi all’ordine alfabetico, che si sottrae a ogni gerarchia di senso lasciando che antiche tribù, celebri amazzoni, bestie totemiche, armi, compagne regine, città e regni di epoche inedite si incontrino nella sequenza delle voci. Quella “dizionario” rende il meccanismo molto chiaro:

l’ordine permette di cancellare gli elementi che hanno distorto la nostra storia durante i periodi bui a partire dall’età del ferro fino ad arrivare all’età della gloria e si sviluppa in un ordine che potremmo dire lacunare. Permette anche di usare le lacune come litote in una frase in cui si vuole dire meno per dire di più. L’assemblaggio delle parole, ciò che ha dettato la loro scelta, le finzioni delle storie, tutto è costitutivo di queste lacune ed è pertanto operativo per quanto riguarda il reale. In generale il dizionario cerca di sgomberare il campo al processo della metafora messa in scena dagli inconsci. Ma sono ancora soltanto appunti.

La tradizione sistematica e autorevole del dizionario con la sua pretesa di raccogliere tutto lo scibile, viene quindi tradita da una narrazione che al contrario fa della lacuna la sua condizione di conoscenza. La frammentarietà diventa sistema e trova nella finzione possibilità nuove di conoscenza.

La genialità del lavoro di Wittig e Zeig sta nell’aver scelto di affidare all’invenzione letteraria il compito di attivare una trasformazione politica, riconoscendo all’uso della parola e del discorso la possibilità di dare corpo a un soggetto politico inedito, le amanti. Una parola dopo l’altra ne scopriamo le azioni che le determinano comparire delirare digiunare cadere tra le braccia dell’amante sfarfallonare i loro concetti armonia pigrizia amore violenza desiderio comunità guerra  e i loro riferimenti pirate sirene cavaliere arpie streghe.

Le parole diventano quindi materia viva e polisemica con cui modellare un mondo, vestirlo di una tradizione, dargli autorevolezza attraverso la costruzione di una bibliografia, custode di una cultura ripescata dal rimosso, un sapere messo in salvo un frammento per volta, con un’irriverenza filologica e una carica ironica incredibili.

Il dizionario è un modo per prendersi cura delle parole in un modo meno più concreto e vicino al reale, con un’attenzione viva ai significati inscindibili dai loro significanti, con la possibilità di non limitarsi a descrivere un mondo esistente ma di crearne uno nuovo attraverso il punto di vista di chi scrive, in un movimento che va dal particolare al generale. C’è della follia, bastevole per una rivoluzione.

Con tutte le loro vocali, con tutte le loro consonanti le parole si allungano, si aprono, respirano si saturano si riempiono, si gonfiano, dilagano in uno spazio infinito, verso forme di felicità senza alcun tipo di confine.
(Nathalie Sarraute, Disent les imbéciles, Parigi, 1976)

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