Corpi, Territori, Macchine

Bert Theis, Le dita della mano, installazione, Arte all’Arte, Volterra, 1998 ok_1
Bert Theis, Le dita della mano, installazione, Arte all’Arte, Volterra (1998).

Eccesso e scarto. Eco-logiche dell’accumulazione
Alessio Kolioulis

Il periodo di crisi sociale ed ecologica connessa agli sviluppi del capitalismo finanziario è in parte riconducibile a logiche di accumulazione. Per accumulazione è da intendersi non solo l’accrescimento di capitale finanziario, ma anche di capitale umano e tecnologico atti alla riproduzione di potere sotto la forma di comando e sorveglianza. In questa prospettiva, l’accumulazione rimanda sia alla cattura di plusvalore che ad un processo di selezione di capitale umano. Rispetto a questo punto sembra rilevante approfondire la questione della selezione attraverso due concetti ad essa connessa: l’eccesso e lo scarto, qua da non intendersi nella loro dimensione morale, ma in quella etico-politica.

Il ritorno dell’igienismo come ideologia sanitaria di controllo dell’urbano. Qualche nota storica
Cosimo Lisi

Nel 1971 Guy Debord scrive La Planète malade, un testo pubblicato postumo che descrive con visionaria lucidità la situazione attuale, nella quale «le problème de la dégradation de la totalité de l’environnement naturel et humain – è diventato – (…) le problème même de la possibilité matérielle d’existence du monde». La società «toujours plus malade, mais toujours plus puissante, – che – a recréé partout concrètement le monde comme environnement et décor de sa maladie» è per Debord «l’accomplissement de l’économie politique » e del processo di dominazione del quantitativo, del misurabile. La razionalizzazione completa dello spazio urbano contro la quale si muove la critica situazionista, corrisponde storicamente in Francia al progetto funzionalista che, colpendo in particolar modo Parigi, mirava a realizzare una gestione totalitaria dell’urbano che lo rendesse adatto alle esigenze del neocapitalismo. Nel secondo dopoguerra la regione parigina visse una trasformazione urbana che per ampiezza, violenza, celerità e conseguenze puo’ essere paragonata a quella haussmanniana. Benché realizzato pienamente nei trenta gloriosi, ed in particolar modo negli anni della modernizzazione gaullista, il modello funzionalista di organizzazione dello spazio parigino ha origini più remote, venendo concepito e sperimentato nel periodo tra le due guerre mondiali e trovando la sua origine nell’igenismo e nell’urbanismo della Terza Repubblica. Nella Francia del XIX secolo la medicina urbana e la politica igienista si ergono contro la città che appare loro come oggetto da medicalizzare. La società malata del neocapitalismo trova dunque la sua origine nel progetto igienista di medicalizzazione dell’urbano. Un progetto biopolitico che colpendo l’urbano intende normalizzare, disciplinare e nazionalizzare i corpi e si costituisce in contrapposizione ad i corpi che esclude: quello del nomade, dell’apache, dello zonard, del colonizzato.

Cosa possono gli incontri?
Francesco Demitry

A partire da G. Deleuze e F. Guattari, intendo soffermarmi sugli incontri, nel loro essere/farsi incontro/scontro, costruzione/conflitto. Gli incontri modificano continuamente le potenze dei corpi negli ambienti in cui si dispiegano. Quello che mi interessa evidenziare è come l’incontro crei sempre nuovi corpi, sfuggendo alle ragnatele del risentimento e del giudizio. Questi corpi, incontrandosi, accolgono il fuori (U. Fadini, 2016), rendono visibili forze invisibili, giocano con immaginari sempre nuovi che trasformano il reale, creano istituzioni eterotopiche e liberano differenze che possono sfuggire ai dispotismi del maggiore. Credo sia indispensabile, rispetto anche alle pratiche che vengono proposte oggi e alle relazioni mortifere che si stanno riproducendo anche in ambiti vicini e militanti, rilanciare sulla dimensione ecosofica dell’incontro. Infine mi confronterò con alcune suggestioni presenti in Xenofemminismo di H. Hester e Chthulucene di D. Haraway.

Prospettivismi ecologici
Piergiorgio Caserini

La centralità dell’istanza di buona vita, nel pensiero ecologico porta a considerare criticamente tanto le condizioni delle nuove forme di alienazione tardomoderne all’interno dei rapporti di competizione, performatività e adattabilità (H. Rosa, 2015), quanto le relazioni che intercorrono tra il collasso dei sistemi ecologici e le risposte sociopolitiche. Da una parte la questione della contrazione e della espansione rispetto ai tempi soggettivi, alla logistica dei consumi e del lavoro, dall’altra la sussunzione della crisi ecologica nell’apparato di stato. L’assetto di un capitalismo verde sembra rimanere legato ad aspetti disciplinari e selettivi, d’idoneità sociale, che si inscrivono all’interno di politiche autoritarie mobilitatesi sul principio di precauzione (E. Horn, 2018), anche rispetto alla preservazione di un preciso stile di vita, come dimostrò dal principio Rio ’92. Ripercorrere in questo senso la storia della pratica dello scenario introdotta da H. Kahn (1960) durante la Guerra Fredda, significa confrontarsi con un modello di analisi ‘prefigurativa’ che ha contribuito a legare la quantificazione del disastro e le politiche precauzionali a un regime di prevenzione incline alla scelta tragica (neomalthusiana), all’esclusione e alla selezione in chiave competitiva. Si tratta di scenari ricorrenti nell’immaginario della crisi ecologica, che contribuiscono a definire le istanze di buona vita in relazione a modelli conservativi e selettivi, sull’esempio delle oasi verdi (M. Davis, 2010) o dei cluster privati in linea con la narrazione della Lifeboat Earth (O. O’Neil, 1975). Mettere in discussione tali immaginari catastrofisti e le relative narrazioni, è non solo un percorso a mio avviso fondamentale per ripensare la nozione di viver bene, ma è stato anche uno dei contributi più decisivi dell’articolazione tra ecologia e pacifismo. A questo proposito, il pensiero e le pratiche di Alexander Langer incontrano tanto la critica all’alienazione quanto un deciso antimilitarismo, orientando la riflessione sui termini di soddisfazione e riconciliazione, e proponendo prospettive differenti su temi dibattuti quali contrazione o conversione, capaci di eludere le questioni dell’insufficienza e dell’idoneità che percorrono oggi ambiti di pensiero e di pratiche ecologiche.

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