Del diagramma quantico

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Francesco Clemente, Ritratto di Foucault (1978) - Collezione Gian Enzo Sperone, New York.

Cosa ci è dato enunciare/vedere a partire dall’ispessimento della cronaca planetaria degli ultimi due anni, tanto da intra-vedere la precipitazione di un nuovo orientamento del sapere (archivio audio-visivo)? Per dirla con Deleuze, via Foucault, un nuovo «strato» storico si sta configurando. Esso poggia su un terreno socio-economico magmatico (il lettore, a diversi livelli, vi legga ciò che lo ha attraversato materialmente da almeno quarant’anni), che l’incursione dell’intempestivo ha estroflesso in un quid lavico. Da più parti si è voluto dare un volto eminente a questa complessità mutevole, ricondurlo ad una qualche oscura unità (la cabina di regia del lungo elenco dei poteri forti); ma sarebbe forse il caso di cancellarlo questo infantile quanto pericoloso volto e far correre il pensiero, dando ospitalità alla relazione tra eterogenei. Insomma, è più che mai opportuno buttare nel cesso l’Urdoxa (leggi, bias cognitivi). Soffia l’Alighieri: … perch’a risponder la materia è sorda.

Orbene, se provassimo prudentemente a prolungare le preziose indicazioni di Foucault, attraverso la lente concettuale di Deleuze, diremmo che per tracciare uno «strato» storico occorrerebbe percorrerlo servendosi di ciò che dovremmo chiamare diagramma. Il diagramma è un dispositivo astratto che passa tra l’enunciabile (ad esempio, il linguaggio medico=audio) e le visibilità (i centri di igiene mentale=visivo), mettendoli in presupposizione reciproca. «Ciò che si vede non sta mai in ciò che si dice» (Le parole e le cose). Nel nostro caso, abbiamo la sensazione che il nuovo strato possa essere afferrato servendosi di un diagramma quantico o della «messa in rapporto». Perché possano prodursi processi di soggettivazione del pensiero all’altezza del nuovo strato, è vitale sorvolare ciò che accade tra una o più forze (il futuro anteriore o «il trapassato dell’avvenire»).

Saranno poi tali processi di soggettivazione che si occuperanno di tradurre quel rapporto, e gli eventi che in esso vi accadono, in una relazione «a distanza» tra disparati, alla maniera di un entanglement quantistico (modello dell’interazione relazionale tra stati osservabili e osservatori). Se in età classica il diagramma intercettava le forze dell’«infinito» (la deità), e nell’età moderna quelle della «finitezza» (l’uomo, il linguaggio, la vita e il lavoro), nel terzo millennio siamo dentro la captazione di forze in rapporto mutevole a distanza. Mutevoli quanto le singolarità entro le quali il pensiero diagrammatico quantico le rapporta attualizzandole. Ma ancora, ciò che conta è la tensione verso la quale l’archivio audio-visivo del sapere si orienta.

Ora, per riprendere il quesito iniziale, potendo disporre del diagramma quantico possiamo meglio com-prendere il modello virologico che ne rappresenterebbe la doublure (fodera, il doppio): singolarità eterogenee (agenti patogeni, pipistrelli, ecc. nell’eziologia) messe in relazione (da agenti di integrazione nella serie commercio-trasporto-mobilità globalizzati-filogenesi), abitano di fatto, in mutazione perenne (varianti), zone interstiziali dei corpi ospitanti, per poi diffondersi «tra» corpi.

E questo accade proprio in virtù del fatto che l’animale umano è prima d’ogni altra cosa essere relazionale. Ma questo aspetto ne duplica un altro, più interno, vitale: è relazione in sé. Chiariamo: fare segno, nella rumorosità quotidiana di atteggiamenti libertari, allo jus naturale (nella sua ambigua, illusoria accezione moderna) per legittimare il sé medesimo (inviolabilità identitaria del proprio corpo=zoe), contro il «cappio» di un controllo generalizzato, non solo tiene curiosamente insieme angoscia (Heidegger), certo pensiero liberale (il giusnaturalismo di Hobbes e F. Bastiat) e «Ur-fascismo» (Eco), ma ignora che la relazione, la messa in rapporto, viene prima della costituzione dell’individuo. Il prima va inteso sul piano bio-logico (un legame virtuale che permette, agevola, attualizza una esistenza, potenziata da altre esistenze in rapporto reciproco), e non crono-logico.

La comunanza trarrebbe beneficio proprio in quanto il rapporto tra soggetti viene prima del soggetto. A guardar bene, l’attivazione del diagramma quantico non può che far rivenire l’est-etica del cosiddetto «rapporto di sé con sé» (l’enkrateia dei greci); diagramma come nuova virtù di r-esistere nello strato storico della complessità. Difatti, si diviene soggetto relazionante in virtù della capacità di governare prima di tutto se stessi; soggettività esprimente la beanza del legame sempre in atto, a dispetto del corpo vissuto come proprietà inalienabile. In questo senso, l’essere è davvero pre-individuale (G. Simondon). Ci pare questo l’orizzonte etico essenziale sul quale creare le condizioni di possibilità per nuove forme del vivere insieme, in un futuro anteriore che necessariamente sarà stato differente da ciò che abbiamo finora vissuto.

Ancora: è interessante notare che se, da una parte, il sapere di uno strato storico è fatto di enunciati le cui proprietà estrinseche sono ravvisabili in una certa regolarità simile ad una curva passante nelle vicinanze di punti singolari (alla maniera di equazione differenziali ordinarie) , ecco che gli enunciati della pandemia assumono la forma di grafici e mappe numeriche dei contagi, tamponi, ecc. L’info-statistica sarebbe dunque la forma di espressione (dicibile) che possiamo dare a questa soglia d’archivio. Il corollario di questa forma è la «temperatura» infodemica, nell’era della comunicazione planetaria pervasiva. Di più: fuor di metafora, ci pare che il mix di info-statistica pandemica e infodemia si situi curiosamente all’incrocio tra i flussi borsistici (analisi degli andamenti e delle tendenze) e i bollettini di guerra (registrazione dei dati provvisori).

Qual è invece la soglia di visibilità entro cui baluginano «gli scintillii» della luce? Insomma, dove ricade l’altra parte dell’archivio per la soglia pandemica analizzata? Senz’altro nella specificità strutturale dell’allestimento dei punti vaccinali territoriali straordinari (PVTS). A titolo d’esempio, partiamo dalle dichiarazioni del direttore generale della ASL Roma2, all’indomani della realizzazione del grande hub La Nuvola: «Per realizzarla abbiamo scomposto tutto il processo vaccinale e messo in sequenza tutte le sue fasi». Ora, a partire dalla topologia del distanziamento come unità minima di spazio di sicurezza tra soggetti, abbiamo un punto che si snoda in tanti segmenti-linee (gli spazi di somministrazione chiamati linee vaccinali), simili ad una freccia: la direzionalità che va dall’ingresso all’uscita. La chiarezza di spostamento si opacizza con la qualità traslucida della struttura ospitante: che si tratti di spazi pubblici come stadi, palestre ecc., o di strutture costruite ad hoc (La Nuvola), la ricettività della luce passa attraverso un filtro traslucido (vetri, pannelli, tende, ecc.) in modo che un qualsiasi soggetto-oggetto perda i contorni; traslucido come può essere percepito da uno sguardo curioso un aereo che attraversa una nuvola.

L’applicazione del diagramma quantico ci permette di vedere questa forma di contenuto (hub vaccinale) come la messa in funzione di un dispositivo di messa in rapporto a distanza tra elementi: la perdita di chiarezza di contorni (il traslucido) come distanziamento dello sguardo e duplicazione del movimento degli occhi nella percezione di oggetti transitori.

In definitiva, come ogni approccio sperimentale, tuffati come siamo nei mari di una nuova era, tale diagramma è un tentativo autopoietico de-strutturante che prende giocosamente per il culo il siamesismo della coppia soggetto-oggetto, a vantaggio di un puro rapporto ondivago tra i due. Del resto, a fronte del totalizzante paradigma algoritmico (nelle macchine tecniche del terzo millennio) al quale complice il «serpente monetario» , la coppia si è affi/data (vedi, ad esempio, le ricerche sull’apprendimento automatico nell’I.A.), il diagramma quantico proposto, si muove tra necessità ecologica (la r-esistenza del rapporto curativo) e caso creativo (il gioco aleatorio).

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