Squid Age?

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Claire Fontaine Untitled (Castor #1.), 2013.

Quando un virus si diffuse dapprima nella biosfera umana mutando rapidamente in info-virus e infettando mese dopo mese la psicosfera, pensammo dapprima che l’epoca neoliberale fosse prossima alla conclusione. Gli umani stavano affrontando un nemico comune cui la privatizzazione della sanità aveva aperto le porte, e questo predisponeva gli umani ad una certa solidarietà. Era un’illusione. Quando il vaccino è comparso sulla scena, l’affratellamento scomparve e la razza dominante si impadronì del siero salvatore. Il vaccino che a noi del nord del mondo viene imposto come lasciapassare per il ristorante e per il lavoro, viene però negato a chi non ha i soldi per pagarselo, nel sud del mondo.

Le grandi compagnie farmacologiche, sostenute dal ceto politico occidentale moltiplicano i loro profitti grazie al sequestro di un bene comune che è stato finanziato dagli stati, prodotto da lavoratori salariati della ricerca, e appropriato abusivamente dalle agenzie finanziarie che possiedono le azioni di Big Pharma. È cominciata allora la gara a chi poteva iniettarsi una dose due dosi, e poi tre o quattro dosi di un siero che certamente riduce la letalità del virus, ma non ci libera dal terrore che da un anno e mezzo viene quotidianamente diffuso a dosi massicce dall’intero apparato del potere bio-politico. Anche se in Italia i ricoveri in terapia intensiva sono quasi azzerati, la circolazione del virus molto ridotta e i morti per Covid sono poche decine al giorno, il rumore mediatico del virus sovrasta ogni altro suono. La macchina di produzione del panico non si ferma un attimo.

La campagna del panico ha probabilmente salvato la vita a molti anziani, non lo nego. Ma quanti giovani sta suicidando, quanti ne suiciderà nei prossimi anni, la campagna di panico? E intanto, a dispetto di chi si attendeva un prevalere dell’interesse sociale rispetto agli interessi privati, il potere neoliberale affonda gli artigli nel corpo vivo e sofferente di un’umanità incapace di solidarietà, di autonomia, di ribellione: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è l’attacco definitivo contro i diritti del lavoro, la precarizzazione assoluta della vita sociale. Un’umanità terrorizzata e spenta: ecco il sogno degli schiavisti neoliberali che il virus ha realizzato. Per questo le trombe del panico non smettono di suonare tenendoci in uno stato di diffidenza reciproca e di paura.

Ora però una massa minacciosa si sta ribellando alla disciplina sanitaria. I portuali di Genova e Trieste, i lavoratori del trasporto, un numero vasto di insegnanti e di operatori sanitari rifiutano il vaccino salvatore. Sono tutti fascisti? Le decine di migliaia di persone che scendono in piazza ogni settimana per protestare contro il ricatto vaccinale sono tutte fasciste? Io credo di no. Ma allora come possiamo spiegare che essi rifiutino la razionalità scientifica? E come possiamo spiegare che mantengano ostinatamente il rifiuto di adeguarsi, col rischio di infettare i loro concittadini?

Che rifiutino la razionalità scientifica non è poi così sorprendente visto che la scienza, nelle sue applicazioni tecniche, è sistematicamente usata dal potere economico e militare per sottomettere, sfruttare, uccidere. Del resto chiunque abbia letto Michel Foucault o Ivan Illich dovrebbe avere imparato a diffidare della fede assoluta nel dogma scientifico. La cultura no vax oppone al dogmatismo scientifico un dogmatismo speculare che spesso appare incomprensibile, ma le argomentazioni razionali sembrano non scalfire la superstizione complottista che attribuisce al vaccino una potenza malefica. Prendiamone atto: è inutile opporre all’irrazionalità complottista le prediche rassicuranti della ragione tecnica. Dovremmo invece interpretare la resistenza al vaccino come un sintomo: il sintomo di una sofferenza impotente che cerca vendetta contro l’umiliazione.

Una parte della popolazione identifica comprensibilmente la ragione e la tecnica con la violenza del potere tecno-finanziario. Nella prima pagina della Dialettica dell’Illuminismo Horkheimer e Adorno avvertivano nel 1941: «se la Ragione moderna non è capace di vedere il lato oscuro degli effetti prodotti dalla Ragione stessa, essa è destinata ad essere sopraffatta dalle tenebre». L’onnipotenza della Ragione tecnica è una superstizione illuminista che ha prodotto la rabbia degli impotenti, di coloro che sono stati umiliati dall’onnipotenza del capitale nel suo matrimonio con la tecnica. Nella resistenza al vaccino dovremmo vedere una sorta di vendetta sociale contro decenni di sistematico impoverimento, di crescente disuguaglianza, di arroganza del potere finanziario.

Nei mesi del lockdown del 2020 (che nella memoria mi appaiono ora un felice periodo di silenzio in cui la pietà pareva prevalere sull’odio) mi eccitavo euforico guardando in Netflix le puntate de La Casa de Papel: un gruppo di simpatici rapinatori uniti da un vincolo di complice amicizia, si impadronivano della Zecca nazionale spagnola e lanciavano miliardi di euro sulla folla madrilena. È passato poco più di un anno e nell’ultimo periodo ho passato le serate guardando le prime cinque puntata e (sono nove) di Squid Game, una serie che sta battendo ogni record di ascolto in ogni paese del mondo. La storia è agghiacciante, ma per quanto inverosimile ed estrema, sembra la metafora migliore della società dopo quarant’anni di libertà d’impresa. Nei giochi del calamaro coloro che vincono accumulano somme sempre più grandi di denaro che rimangono appese là in alto. Coloro che perdono sono eliminati con un colpo di pistola nella testa. Nessuna amicizia, nessuna complicità, soltanto l’equilibrio della violenza regge i rapporti sociali di questo gioco.

Cosa è successo in questo anno e mezzo? E dove siamo diretti all’inizio di quest’inverno? Aumento dei prezzi dell’energia, carestia in Inghilterra, sommergibili atomici nell’Oceano pacifico, miniere di carbone che riprendono a lavorare in Cina perché dopo averle chiuse si sono accorti che l’energia non basta per la crescita. La crescita economica è finita. Il capitalismo è un cadavere. Ma noi ci siamo dentro e non sappiamo come uscirne. Aspetto con ansia di vedere come va a finire Squid Game.

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