Hans-Jürgen Krahl, dentro e contro la Teoria Critica

Introduzione

Da sinistra: Adorno, Krahl e, in piedi, Habermas, alla Buchmesse di Francoforte, 1968.

Presentiamo qui in versione italiana un dossier dedicato a Hans-Jürgen Krahl e pubblicato in inglese da Viewpoint Magazine. Desidero ringraziare Fabio Angelelli ed Elia Zaru, che con me hanno curato questo dossier, per il loro sostegno e la dedizione salda, così come Moreno Rocchi per i suoi suggerimenti e intuizioni quando questo progetto era ancora a uno stadio iniziale.
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Il nome di Hans-Jürgen Krahl indica una possibile traiettoria alternativa dentro l’Istituto per le ricerche sociali di Francoforte. In qualità di leader del movimento studentesco tedesco, Krahl si era scontrato con la prima generazione di teorici della Scuola di Francoforte. Fatta eccezione per Marcuse (fermo nel suo appoggio al movimento studentesco), Krahl entrò in conflitto con tutti i “francofortesi”, compreso Adorno, suo relatore per la tesi di dottorato. Il contrasto tra i due è ben esemplificato dall’ormai celeberrimo incidente che vide Krahl guidare una occupazione dell’Istituto nel gennaio 1969, e Adorno rispondere in modo ignobile con la richiesta di un intervento della polizia. Entrambi sarebbero morti a poco più di anno di distanza da questa scena drammatica.

Peter Osborne, in un recente intervento critico rispetto ai limiti della biografia di Habermas stesa da Stefan Müller-Doohm, ha fornito un riepilogo di questi e altri eventi correlati1. Osborbe osserva che l’occupazione dell’Istituto da parte degli studenti fu una conseguenza del fatto che Habermas impedì loro l’accesso all’aula del dipartimento di sociologia in cui si riunivano per un seminario autogestito2. Nonostante l’aura di “radicalità” che gravitava intorno al lavoro di Habermas già dieci anni prima che egli si unisse ufficialmente all’Istituto (al punto che l’ormai conservatore Horkheimer chiese ad Adorno di cacciarlo3), questa non fu l’unica volta in cui Habermas si oppose al movimento. Denunciò anche Krahl e Oskar Negt come “pseudo-rivoluzionari”4, e in un linguaggio caratteristico del suo moralismo anti-congiunturale accusò Rudi Dutschke, altro leader del movimento studentesco, di propugnare un utopismo che si era trasformato in “fascismo di sinistra”5.

Nella biografia redatta da Stefan Müller-Doohm le denunce contro Krahl e Negt sono descritte con il gergo neutralizzante tipico di un pensiero chiuso che riduce al minimo la sua interazione con le lotte reali. L’Habermas di questi anni viene descritto come un teorico “con e contro” i movimenti: egli li accusa di aver provocato lo stato di violenza cui affermavano di opporsi, ma ne condividerebbe allo stesso tempo gli obiettivi. Le denunce contro Krahl e Negt diventano quindi “un chiarimento sulle questioni normative che riguardano la partecipazione ideale alla vita comunitaria”. Come replica giustamente Osborne, “questo approccio normativo non si estese fino al sostegno nei confronti degli studenti che bloccavano la casa editrice Springer”6, né verso gli studenti in occupazione nello scontro sopra menzionato.

La scomparsa prematura di Krahl fa solo immaginare ai lettori contemporanei quali possibili alternative, più radicali, avrebbe potuto percorrere l’Istituto per le ricerche sociali, rispetto alla via intrapresa con Habermas. Si sarebbe potuta creare una terza generazione di teorici francofortesi dissidenti, che avrebbe potuto includere anche Angela Davis. Infatti, anche se il periodo che ella trascorse a Francoforte è precedente all’attività di Krahl, i due hanno solo un anno di differenza, e nacquero entrambi dieci anni dopo le figure della seconda generazione, come Habermas.

Ma al di là della speculazione sulle differenti genealogie intellettuali, il lavoro teorico di Krahl si distingue per il carattere congiunturale dei suoi scritti. Nei suoi testi, le preoccupazioni pressanti e immediate del movimento stanno fianco a fianco con un impegno altamente preciso e innovativo nei confronti della teoria marxiana. Tentare di sintetizzare questi elementi, che stanno annodati insieme, non è un compito facile. Come affermano Daniel Spaulding e Michael Shane, equivale a scattare “un’istantanea del pensiero di Krahl colto a mezz’aria”.

I saggi che compongono Costituzione e lotta di classe furono raccolti e pubblicati postumi dopo la morte di Krahl, che avvenne nel 1970 per un incidente automobilistico, quando lui aveva solo ventisette anni. Nel 1971 venne pubblicata l’edizione tedesca; due anni dopo, nel 1973, quella italiana. Nessuna traduzione in altra lingua è mai stata pubblicata. È anche grazie a questa traduzione se il nome di Krahl si trova disseminato nelle elaborazioni dei teorici post-operaisti italiani. Paolo Virno affianca Costituzione e lotta di classe a testi come la Società dello spettacolo di Debord, Lavoro intellettuale e manuale di Alfred Sohn-Rethel, Plus-valore e pianificazione di Panzieri, La crisi dello Stato-piano di Negri e Operai e capitale di Tronti, e li considera “grimaldelli utili a scardinare la società del capitalismo maturo e il suo Stato”7.

In questo dossier, abbiamo assemblato una serie di interventi che hanno l’obiettivo di approfondire il lavoro di Krahl e il contesto in cui venne sviluppato, al fine di riconsegnare al nostro tempo possibili strumenti di riflessione. I testi che raccogliamo possono essere suddivisi in tre gruppi. Il primo, che comprende i saggi di Massimiliano Tomba e Andrea Cavazzini, intende restituire a lettori e lettrici una fotografia del lavoro di Krahl “a mezz’aria”, e fornire chiavi di accesso utili per esaminare il lavoro di Krahl in tutta la sua complessità. Nel secondo gruppo siamo felici di includere una intervista con Detlev Claussen, compagno di Krahl nella SDS e tra coloro che curarono la pubblicazione di Costituzione e lotta di classe, oltre che autore della Prefazione all’edizione italiana. Infine, il terzo gruppo si compone degli interventi di Marco Assennato, Andrea Cengia ed Elia Zaru, ognuno dei quali prende in considerazione aspetti specifici di un possibile incontro tra il lavoro di Krahl e l’operaismo italiano. La speranza è che questi testi insieme riescano a rendere manifesto il potenziale insito nella riflessione krahliana, nella speranza che nuovi e proficui incontri possano verificarsi su questo terreno

Note

Note
1S. Müller-Doohm, Habermas: A Biography, trad. di Daniel Steuer, Cambridge, Polity, 2016.
2P. Osborne, “Redemption through Discourse”, New Left Review 108 (novembre/dicembre 2017), p. 135.
3Come sottolinea Osborne, all’origine di questa richiesta c’era un saggio del 1957 su Marx e il marxismo. Horkheimer credeva che Habermas fosse colpevole di trattare la rivoluzione come una “idea affermativa”, il che era incompatibile con il progetto della teoria critica (ivi, p. 134).
4Ivi, p. 135.
5Ibidem.
6Ibidem.
7P. Virno, Cultura e produzione sul palcoscenico, in AA.VV. I Situazionisti, Manifestolibri, 1991, p. 20.

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